Quei “soliti sospetti” al Tour de France

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Da una parte le polemiche, le chiacchiere, il tifo e persino le minacce. Dall’altra la legge, quella francese. In mezzo la cronaca dei fatti. 

Quello che è successo al Tour de France, ovvero i controlli antidoping nella notte tra sabato e domenica a Tadej Pogacar e Jonas Vingegaard, è qualcosa di unico. Sui primi due in classifica, al momento dei fatti (il danese domenica è stato costretto al ritiro per caduta), “gravi e concordanti sospetti circa la violazione di norme antidoping e rischio di deterioramento delle prove”. Un sospetto tremendo che ha fatto infuriare  corridori, squadre, manager di ciclismo e… tifosi.

Semplificando, possiamo dire che i controllori sono “accusati” di avere poco rispetto delle enormi fatiche degli atleti perché i controlli vanno bene, ma di notte sarebbero un’esagerazione. Però le critiche vanno anche a chi di mestiere fa informazione, ad alcuni giornalisti, “colpevoli” di divulgare la notizia (molti invece come al solito si sono girati dall’altra parte). Perché, secondo il tribunale social del tifo, gli eroi a pedali sono sicuramente puliti, innocenti, intoccabili. 

Così oggi il quotidiano L’Equipe, che oltre a essere molto vicino agli organizzatori del Tour è una specie di “bibbia” del ciclismo, fa emergere  importanti dettagli sull’operazione. Secondo il giornale francese ci sarebbe stata, come prevista dalla normativa del Paese, l’autorizzazione  di un Giudice delle Libertà e della Detenzione (JLD) del Tribunale di Parigi, che avrebbe dato il via libera ai controlli. 

Si tratta di una procedura eccezionale prevista dall’articolo L.232-14-4 del Codice dello Sport francese, introdotto nel 2016, applicato per la prima volta proprio durante questo Tour. Secondo la normativa, il magistrato concede il nulla osta quando sussistono queste condizioni: “Quando il controllo viene effettuato tra le 23 e le 5, devono inoltre sussistere, a carico dell’atleta, gravi e concordanti sospetti che egli abbia violato o stia per violare le disposizioni del presente capitolo e un rischio di scomparsa delle prove”. Insomma, per ottenere il via libera ci deve prima essere un’attività investigativa. 

Molti si potrebbero chiedere perché fra i controlli notturni, che senso hanno, visto che i corridori sono già super controllati di giorno. La risposta la fornisce Gérard Dine, professore di biotecnologie ed esperto di doping: “I controlli notturni consentono di individuare sostanze che vengono eliminate rapidamente dall’organismo e che potrebbero risultare invisibili dopo poche ore. Il caso più citato riguarda le microdosi di Epo. Se un corridore venisse controllato soltanto al termine della tappa e assumesse successivamente una piccola quantità di eritropoietina durante la notte, il giorno successivo le tracce potrebbero essere già scomparse. Un controllo notturno, invece, aumenta sensibilmente le possibilità di individuare eventuali irregolarità”.

 La Procura di Parigi ha confermato l’esistenza della procedura che, seppure clamorosa, non rappresenta una prova di colpevolezza dei due corridori. Ma dopo i sempre più fragorosi “buuuu” di disapprovazione questi controlli sembrano una svolta. Forse qualcuno sospetta che gli zuccheri, il lattato e i progressi dei materiali non bastino a spiegare progressi da fantascienza. Miglioramenti mostruosi che non si vedono in altri sport. Non avere dubbi, non porsi delle domande, considerato soprattutto l’ambiente e alcuni personaggi che gravitano attorno, forse non è molto intelligente. A meno di non farlo per difendere un interesse personale. Essere conniventi. 

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