Gianni Alemanno a Busto: «Carceri come campi profughi. Non è accettabile»

Da sinistra: Massimiliano Nardi, Gianni Alemanno, Checco Lattuada

BUSTO ARSIZIO – Lo stato di salute delle carceri italiani, che troppo spesso arrancano e dribblano problemi di varia natura. Questione che contribuiscono a rendere la situazione sempre più pesante: violenze, un tasso di suicidi in crescita preoccupante, caldo torrido in estate. E il sovraffollamento: «Assomigliano a dei campi profughi. E non solo per un fatto umanitario. Ma anche perché, se non funzionano, non si difende neanche la sicurezza del cittadino». Parole di Gianni Alemanno, l’ex sindaco di Roma ed ex ministro che lo scorso giugno ha lasciato Rebibbia dopo aver scontato poco più di un anno e cinque mesi. Lui l’ospite di punta questa sera – 22 ottobre – a Busto Arsizio, dove si è svolto ai Molini Marzoli il convegno organizzato da Futuro Nazionale per esplorare le dinamiche del sistema carcerario.

Sguardo sul sistema carcerario

Diversi i temi affrontati da Alemanno. A partire, appunto, dal sovraffollamento («Oggi il dato è del 142,9%: un degrado incredibile»). Ma ha anche parlato della richiesta da parte del governo di aumentare la realizzazione delle carceri minorili. Questione che l’ex sindaco romano ha affrontato in maniera più ampia: «Non si può pensare che costruendo nuovi penitenziari si risolva il problema». E aggiunge: «Bisogna fare anche una liberazione speciale anticipata, che faccia uscire un po’ prima le persone che hanno tenuto una buona condotta». Quindi, il tema della certezza delle pene: «Fondamentale, però è anche fondamentale che ci sia una certezza della sua efficacia della pena: chi sta dentro deve avere la possibilità di uscire dal circuito criminale e andare a rifarsi una vita. Se non avviene, le case circondariali diventano l’università del crimine».
Fra le prime parole pronunciate da Alemanno appena uscito da Rebibbia, lo scorso giugno, ci fu: «Sono innocente». Con tutta una serie di sensazioni ed emozioni che, quindi, lo hanno accompagnato durante la detenzione: «Certamente si prova una grande frustrazione, però io ho cercato di affrontare questa esperienza in maniera molto serena e responsabile». Guarda l’intervista:

I presenti

Alemanno chiede: «Che tipo pubblico c’è in sala?». Checco Lattuada, amico di lungo corso dell’ex sindaco di Roma risponde: «Ci sono i nostri, ma non solo i nostri. Direi un pubblico trasversale». Ha ragione Lattuada, sulla poltrone rosse siedono l’avvocato Miriam Arabini e il marito Andrea Gallazzi; l’ex grillino di Legnano Daniele Berti, l’ex leghista e neo vannacciano Ivo Azzimonti che arriva con Max Rogora. E ancora: Nino Caianiello, presenza (principalmente) legata a don David Riboldi insieme a Ciro Calemme e Roberto Bongini; il vergiatese di Forza Italia Mauro Binnella con Marta Birigozzi.
E poi i vannacciani bustocchi, tra loro: Stefano Sartori, Ettore Guarneri (due nomi che girano per un’eventuale candidatura a sindaco); quelli gallaratesi guidati da Alessandro Frisoli e con Tiziano Fracchia, i varesini con Daniele Parisi, Sara Rasconà e i futuristi delle Valli del nord.
Tra tutti poi si segnala una presenza che non ha fatto ancora outing: Matteo Sabba. Arriva, chiediamo: «Ma allora è vero che ha la tessera di Futuro Nazionale?». Risposta pronta dell’assessore bustocco: «Non mi sembra un evento di Vannacci. Sulle locandine non vedo simboli». E non ha torto: Oltre le mura non è stato brandizzato Fn, ma è stato organizzato da vannacciani ed era pieno di vannacciani. Sabba, per l’ennesima volta, gioca sul filo dell’equivoco.

Busto, convegno sulle carceri e voglia di misurarsi: Futuro Nazionale alza l’asticella

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