LUINO – Una coppia riservata, due persone estremamente per bene che per tutta la vita hanno vissuto l’una per l’altro. «Si tratta di una tragedia famigliare nata dalla malattia della moglie». Sono delicate le parole del sindaco di Luino Andrea Pellicini. Sono dichiarazioni che vogliono in qualche modo tutelare i due protagonisti di una vicenda drammatica restituendo la verità dell’accaduto. Una realtà durissima e senza fronzoli o ipotesi campate in aria. Quello consumatosi a Cunardo non è un dramma della solitudine, marito e moglie vivevano infatti circondati dall’affetto delle due figlie e dei nipoti.
Vivevano l’una per l’altro
A Luino, precisamente a Colmegna, vivevano Flavio Ranzoni, 85 anni, e Imelda Casonato, 77 anni, marito e moglie, oggi pensionati dopo una vita trascorsa insieme. A Colmegna risiedono anche alcuni loro famigliari. Quanto accaduto ieri, sabato 25 luglio, nella casa di cura Le Terrazze di Cunardo è estremamente drammatico nella sua semplicità. La 77enne alcuni mesi fa era stata colta da un malore molto grave ed era stata ricoverata nella struttura sanitaria in condizioni estremamente critiche. Il marito, che ogni giorno la andava a trovare senza mai farle mancare ogni cura possibile, ieri ha ceduto al dolore e alla disperazione. In clinica ci è arrivato con la pistola di piccolo calibro regolarmente detenuta e ha esploso due colpi: il primo ha ucciso la moglie, il secondo, rivolto a se stesso, ha posto fine anche alla sua vita. Il personale sanitario è intervenuto immediatamente ma per entrambi non c’era nulla da fare. Ranzoni, stando ai primi accertamenti, non ha lasciato nulla di scritto.
Vicini ai famigliari
Ciò che a tutti preme sottolineare è che l’accaduto non è certamente maturato in un contesto di degrado o violenza. Anzi. Nella mente dell’anziano, forse, il gesto estremo compiuto ieri ha voluto essere un estremo atto di pietà. L’85enne forse non era più in grado di vedere la moglie in quelle condizioni né di pensarsi senza di lei. «Davanti a una tragedia famigliare che nasce da questi presupposti noi non possiamo fare altro che stringerci ai famigliari chiusi nel loro dolore e metterci a loro disposizione come comunità», conclude Pellicini.
