I vertici della Lega cercano la pace a Pontida, ma la base è in fibrillazione

Alcune scritte apparse in zona Pontida alla vigilia del raduno leghista

PONTIDA – Se il buongiorno si vede dal mattino, quello che domenica 20 settembre si consumerà al raduno leghista di Pontida non sarà un buon giorno. Mentre i capataz del Carroccio si incontrano e si arrovellano per trovare la quadra tra la linea di Salvini e quella dei governatori, in zona Pratone sono apparse scritte inequivocabili contro il Capitano. Come dire che non si tratta di una questione di altezza (nel senso dei maggiorenti stanno cercando di trovare una rotta comune), ma di base. E la base del Carroccio fibrilla. Resta da capire quanto.

Le scritte contro Salvini

Il campionario di frasi vergate con vernice bianca come si usa fare sull’asfalto al passaggio delle grandi corse ciclistiche sono le più varie: da “Ponte = Mafia”, a “Salvini ridacci la Lega” fino al recupero del cocktail estivo che andava di moda ai tempi del Papeete, “Meno Mojito più Treni“. Scritte che fanno capire il clima. Ma non è detto che domenica ci possa essere una contestazione di massa sul Pratone – del resto non si ricordano grandi battaglie interne consumate sul sacro suolo dei padani -. Il sentiment però, si sta facendo sentire con anticipo.

E intanto Salvini e i governatori sono al lavoro (dicono) per arrivare compatti a una soluzione che salvi capre e cavoli. Ci riusciranno? Lo vedremo. Quel che oggi si può dire è che il Capitano da qualche settimana ha iniziato le grandi manovre di distensione. Se a inizio estate Salvini è entrato più volte a gamba tesa sfidando i ribelli, forte del fatto di avere in mano il partito, al rientro dalle ferie, il Capitano ha aperto una linea di dialogo. Che ha prodotto diversi incontri senza, al momento, avere una quadra blindata da portare sul palco di Pontida.

Idea tedesca, ma non siamo crucchi

Però c’è un però, che a volte chi sta troppo in alto perde di vista: la base. Una base che non solo si è ridotta rispetto agli anni ruggenti, ma che, oltre che insofferente, è anche smarrita davanti a un partito che prima ha sganciato i propri ancoraggi al Nord e poi, con inversioni di marcia più estemporanee che strutturali, ha provato a ripiantare le radici senza convincere. Il tutto sotto il cannoneggiamento del generale Vannacci, il quale, esattamente un anno fa, girava l’Italia al motto di “voglio vannaccizzare la Lega” e sul palco di Pontida, con i gradi di vice segretario, seguito solo da uno sparuto numero di leghisti, tentava di infiammare un freddo Pratone al grido ritmato di “re-mi-gra-zio-ne”. Vannacci se n’è andato, ma ha lasciato macerie.

E su quelle bisogna ripartire per non morire di inedia tra le spire di un centrodestra e di una destra-destra che, per diversi motivi, vedono nel bacino elettorale della Lega un osso da spolpare.

Da dove ripartire? La ricetta di qualche governatore vuole una Lega federalista, ovvero un partito diviso in tre con un’unica missione: parlare ai territori di riferimento, ma con programmi local che difficilmente si armonizzano. Perché diciamolo, come potrebbe dialogare la Lega del Sud, che potrebbe intestarsi la battaglia del Ponte sullo Stretto con una Lega del Nord che da una vita lamenta la sistematica depredazione, da parte del Governo centrale, delle risorse economiche nordiste? Certo Zaia e qualche altro governatore pensano a una Cdu tedesca, ma la Pianura Padana non è abitata da crucchi dalla mentalità quadrata, bensì da italici innamorati del proprio campanile più che del grande giardino nazionale. Insomma triplicare le Leghe potrebbe essere solo una contingente necessità, ma non la soluzione dirimente.

Questo per dire che la Lega si sta preparando a una traversata nel deserto, che piaccia o non piaccia deve essere fatta e che potrebbe partire domenica su quel Pratone che da cuore pulsante del Nord potrebbe diventare (per le scarse adesioni) una landa molto spopolata per via di molte annunciate defezioni. Antipasto dell’arduo cammino dei padani.

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