E’ il tema dell’estate nelle nostre città: la sicurezza. Soprattutto quella percepita, che sovrasta quella reale, tutt’altro che da sottovalutare, non soltanto perché riempie le cronache di questo torrido scorcio ferragostano. Il discorso è impostato principalmente dalla politica, che sfrutta l’argomento un po’ per fare propaganda, un po’ per delegittimare le amministrazioni civiche avversarie. Non sempre i contenuti delle prese di posizione corrispondono al merito del problema, affrontato a seconda delle appartenenze, quindi delle opportunità rispetto alla necessità di intercettare i sentimenti e le sensibilità dell’opinione pubblica.
I partiti di destra accusano sindaci e giunte di sinistra di essere inadempienti rispetto alla necessità di rasserenare con interventi concreti piazze e vie a rischio; i partiti di sinistra sembrano meno propensi a polemizzare su questo versante, ma se capita non si tirano indietro. Nei giorni scorsi, Matteo Capriolo, consigliere comunale dem a Palazzo Estense, ha messo l’accento sull’atteggiamento della Lega: “Sbraita su via Como a Varese, ma tace sulle risse di Gallarate” Gallarate, gestita dal centrodestra, che si becca ora gli strali di Futuro Nazionale proprio in relazione alla sicurezza. Insomma, toni pesanti a tutto tondo per una questione che la gente reputa con ragione tra le priorità da affrontare e risolvere. Varese, Gallarate, Busto Arsizio, Saronno, Legnano e molti altri centri del nostro territorio vivono le stesse difficoltà. E le stesse contraddizioni di una politica che sembra trovare soluzioni soltanto con le chiacchiere e contro qualcuno.
Invece le soluzioni non sono virtuali, ma hanno bisogno di concretezza. E di idee da tradurre in pratica. Per Roberto Vannacci, che candida sindaco di Milano un altro generale, Carmelo Burgio, la faccenda si risolve con la maniere forti: “Burgio saprebbe come rastrellare Rogoredo”. Maranza, clandestini, spacciatori e balordi di ogni risma avrebbero vita impossibile. Come no? Vi pare la soluzione giusta o Vannacci evoca le nefandezze di certi regimi?
Forse sarebbe sufficiente aumentare la vigilanza, presidiando il territorio in modo capillare e a scopo preventivo. Qui le responsabilità della politica sono evidenti: invece di litigare provi ad unire gli obiettivi istituzionali per convincere il governo ad aumentare le forze dell’ordine. La sicurezza non è né di destra, né di sinistra: è di tutti. E, tutti, hanno l’obbligo di dare risposte. Sappiamo che il problema ha radici a monte, nei disvalori della nostra società, nei deficit educativi, nella diffusione di concetti divisivi e distruttivi, nella presenza di sbandati che non sono soltanto stranieri.
Temi forti, che meriterebbero seri approfondimenti. Nel frattempo si giochi d’anticipo, si chiedano più agenti di polizia e più carabinieri. Che non li possono assumere i sindaci. Vero, le amministrazioni hanno a disposizione la polizia urbana, ma con compiti ristretti (allo stesso modo dei sindaci) per quanto riguarda il contrasto al crimine. La prefettura di Varese convoca periodici tavoli per discutere appunto di sicurezza, ma è la politica ad avere le carte in mano per definire progetti capaci di arginare risse, furti e spaccio. La politica, se mai fosse capace di unirsi, di fare fronte unico, al di là delle appartenenze e della perenne campagna elettorale. Siamo però consapevoli di predicare nel deserto, non soltanto perché è agosto, ma per il fatto che tra qualche mese si vota e le nostre pie intenzioni saranno spazzate via dalla ricerca del consenso. Che a quanto pare non si ottiene con il buon senso istituzionale, ma berciando a più non posso, uno contro l’altro come se non ci fosse un domani per convincere gli elettori che le colpe sono sempre di qualcun altro.
Controlli nelle “zone rosse” a Busto e Gallarate: uno su tre non poteva essere lì
