ANTIBES (FRA) La Vuelta, il sistema di punti Uci, Pogacar, Mas e il futuro della sua Movistar. Eusebio Unzúe è una delle voci più autorevoli tra i team manager di ciclismo. Quella che inizia oggi a Montecarlo è la sua 47a presenza nella grande corsa a tappe spagnola. Però il tecnico Navarro, diventato famoso per avere guidato tra gli altri Delgado, Indurain e Valverde, non è stanco. Anzi, con lucidità guarda al futuro della sua squadra e del ciclismo.
Unzue ci riceve la stampa spagnola e Malpensa24 alla vigilia della crono poco dopo colazione, orario insolito per le usanze spagnole, in un hotel di Antibes. Inizia a parlare e per lunghissimi tratti tormenta la fede che porta alla mano destra. Sfila e infila l’anello in continuazione. Potrebbe essere un po’ di tensione, del resto la sua Movistar non sta certo facendo una stagione positiva. Questa Vuelta però, Pogacar permettendo, potrebbe portare qualche soddisfazione. “Siamo all’ottavo mese della stagione è difficile trovare corridori freschi, ma siamo contenti. Speriamo di essere protagonisti e di stare davanti, con i migliori. Se riusciremo a conquistare una vittoria di tappa e a piazzare un corridore tra i primi 5 o 6 della classifica generale, sarà già in un buon risultato”.
Obiettivi? Una vittoria di tappa e nei 5 della generale
Pogacar del resto è imbattibile. Di due livelli superiore rispetto ad altri che pure sono campioni. Verrebbe da dire che l’unico avversario dello sloveno potrebbe essere la sfortuna. “Sono d’accordo. Sappiamo che in 21 giorni possono succedere molte cose, anche perché questa è una Vuelta durissima e che si correrà con molto caldo. Una corsa che si deciderà nel Sud della Spagna con le tappe al massimo a un’ora dal Mediterraneo. Ma guardando ai suoi ultimi due anni, dobbiamo accettare il fatto che ci sta capitando di vivere il ciclo di un fenomeno dello sport. Probabilmente non solo il migliore di ogni epoca nel ciclismo, ma uno dei più grandi in assoluto dello sport in generale. È un peccato che forse sia così prevedibile, ma corre meglio, organizza i suoi obiettivi e il suo unico rivale è praticamente la sfortuna. A noi altri, semplici esseri umani, resta la lotta per il podio e la ricerca delle vittorie di tappa”.
L’unico avversario di Pogacar potrebbe essere la sfortuna
Parlando di classifica della sua squadra esce il nome di Enric Mas. “È il nostro leader. In questa corsa ha sempre dato il meglio. Crediamo che ormai sia completamente recuperato dall’intervento chirurgico di mesi fa. Grazie alla sua professionalità, ha il livello per lottare per il podio, cosa che ha già ottenuto quattro volte”. L’alternativa è il belga Cian Uijtdebroeks: “Vedremo come va. Vogliamo soprattutto che sfrutti l’esperienza e le opportunità di apprendimento. Per un ragazzo relativamente giovane come lui, acquisire questa esperienza sarà molto importante”.
Pensare alle tappe sembrerebbe facile. Ma sarebbe una visione superficiale. “Se analizzi i vincitori al Tour o al Giro, vedi che c’è spazio solo per i grandi corridori in condizioni di forma eccezionali. Non si fanno concessioni; il ciclismo attuale è brutalmente competitivo e ogni giorno si lotta per tutto”. A proposito: qualcuno in gruppo, sottovoce e con la mano davanti alla bocca, si lamenta perché Pogacar vince davvero tutto senza lasciare nulla agli altri. “E fa bene. Fa il suo dovere. Giù il cappello!”. Però Indurain era differente, lasciava spazio anche ad altri. “Ogni campione ha le sue caratteristiche, non solo fisiche ma anche morali. E non si può imporre a uno di essere differente, di fare qualcosa per compiacere altri. Ognuno ha il suo carattere”.
La lotta per i piazzamenti porta con sé il tema punti. La loro importanza, forse eccessiva, che snatura la competizione. “Purtroppo l’attuale modello porta molte squadre a commettere errori. Ma non possiamo ignorare il sistema e dobbiamo pensare all’efficacia per ottenere risultati, che ci piaccia, ci piaccia meno o non ci piaccia affatto”.
Purtroppo l’attuale modello porta molte squadre a commettere errori
Però i punti, i costi di gestione alle stelle, i corridori sempre più stressati e al limite: questo modello di ciclismo è sostenibile? Unzue scuote la testa. “Dovremmo fermarci a riflettere tutti insieme. Da un lato è motivo di orgoglio vedere come crescono gli organizzatori e la qualità di alcune gare, non tutte. Ma c’è un calendario troppo carico e corse a cui non riusciamo a partecipare. Il sistema delle licenze per 18 squadre ogni tre anni è quello che è stato scelto, e ogni anno vediamo squadre che abbandonano il sistema e altre che arrivano piene di entusiasmo”.
E il futuro del suo team? “Abbiamo un contratto con Telefonica fino al 2029, però il nostro sponsor ci ha fatto sapere che è disposto a farsi da parte, parzialmente o in toto, se trovassimo altre soluzioni. Non sono preoccupato”. E mentre lo dice si vede che ha ancora entusiasmo. Che, a dispetto dei suoi 71 anni, cerca ancora il futuro. “Il mio entusiasmo è ancora intatto. Ho avuto la fortuna di vivere ininterrottamente in questo ambiente per così tanti anni e spero di resistere ancora per qualche altro anno. Inoltre, ho un gruppo di persone incredibili intorno a me. Siamo cresciuti con la squadra femminile WorldTour e ora stiamo rilanciando la squadra amatoriale. Abbiamo nuovi soci entusiasti che ci lasciano lavorare e confidiamo di poter incontrare nuovamente alcuni dei grandi corridori di quest’epoca, come già facemmo a suo tempo con Delgado, Indurain, Valverde o Nairo”.
Vuelta, Pogacar il grande favorito: “Voglio vincere senza distruggermi”
