NOVARA – La vertenza della Radici Chimica di Novara sta vivendo in queste ore uno “slittamento” politico di fondamentale rilevanza.
Se da un lato il pallottoliere del calendario sindacale segna con spietata precisione i giorni che separano i 140 lavoratori dichiarati in esubero dalla scadenza fatale di gennaio, dall’altro la dinamica del confronto ha travalicato le mura dello stabilimento e i perimetri tradizionali della contrattazione di categoria.
La crisi del polo chimico novarese si è trasformata in una sorta di “cavallo di Troia” di cortocircuiti, contraddizioni e tensioni all’interno del centrodestra locale e nazionale.
Il calendario della trattativa tra vertici aziendali e presidi di piazza
Sul piano strettamente negoziale, il percorso procede lungo un crinale strettissimo dove ogni appuntamento riposta un peso specifico enorme per il futuro occupazionale del territorio. Nella giornata di oggi martedì 25 agosto prende il via il fondamentale tavolo di trattativa tra le RSU e la Direzione Aziendale.
In questa sede le rappresentanze dei lavoratori metteranno sul piatto richieste perentorie: l’attivazione immediata degli ammortizzatori sociali conservativi e il ricorso allo scivolo dell’isopensione per chi si trova a un passo dai requisiti anagrafici, con la finalità inderogabile di azzerare del tutto i licenziamenti coatti.
Il termometro della mobilitazione salirà ulteriormente nelle giornate di mercoledì 26 e giovedì 27 agosto, quando nel piazzale della Portineria Merci dello stabilimento si terrà l’assemblea generale straordinaria. Sarà il preambolo operativo rispetto alla giornata chiave di venerdì 28 agosto.
Alle ore 10:00 è infatti fissato il vertice ufficiale tra i sindacati, la RSU e i vertici del Fondo Lone Star, proprietario dell’azienda. In contemporanea con l’incontro, i lavoratori daranno vita a un presidio pacifico ma determinato in corso Cavallotti proprio sotto la sede di Confindustria, luogo scelto per ospitare la trattativa decisiva.
La “bomba” dell’UGL
Mentre i tavoli tecnici cercano soluzioni, a far saltare il banco del dibattito pubblico è stata la lettera aperta firmata da Maurizio Nieli, segretario provinciale dei chimici dell’UGL, e da Giuseppe Lentini, segretario generale.
Il documento sindacale usa toni d’accusa durissimi nel denunciare quello che viene definito il silenzio assordante e inquietante della politica parlamentare di fronte alla più grave emergenza industriale novarese.
A finire nel mirino sono stati i due principali colonnelli del centrodestra locale eletti a Roma: il senatore di Fratelli d’Italia Gaetano Nastri, accusato di totale estraneità alla vicenda e di disinteresse verso oltre cento famiglie della propria città, e l’onorevole leghista Alberto Gusmeroli, presidente della Commissione Attività Produttive alla Camera, a cui il sindacato contesta di non aver dato alcun riscontro al dossier dettagliato sulla crisi che gli era stato inviato.
L’aspetto che rende questa presa di posizione un vero e proprio caso politico risiede nella natura stessa del soggetto proponente. L’UGL è infatti l’erede diretta della Cisnal, la confederazione nata nel 1950 nell’alveo della destra sociale e corporativa italiana. Vedere un sindacato di tale matrice prendersela con i vertici territoriali di Fratelli d’Italia e Lega crea un cortocircuito clamoroso.
I complimenti al PD e la frattura nel centrodestra novarese
A completare quello che appare come un vero e proprio paradosso politico è la seconda parte della nota dell’UGL.
Dopo aver riconosciuto al consiglio comunale di Novara il merito di essersi mosso compatto e all’unanimità con una commissione ad hoc, la segreteria sindacale esprime l’unico plauso ad un parlamentare nazionale indicando un esponente dell’opposizione: Federico Fornaro del Partito Democratico.
A Fornaro (alessandrino eletto nel collegio di Novara) viene attribuito il merito di aver agito concretamente presentando un’interrogazione parlamentare per costringere il Ministero competente ad assumere una posizione formale sulla vertenza.
Un altro episodio della “rivolta”
In realtà chi ha seguito con sguardo attento le vicende politiche novaresi degli ultimi mesi non ha alcuna ragione di gridare al “monstrum”. L’itinerario che da marzo ad oggi ha segnato quella che Malpensa24 aveva definito “rivolta degli schiavi” dentro Fratelli d’Italia e che ha generato il gruppo di Futuro Nazionale in consiglio comunale, si è configurata in ogni occasione come uno scontro proprio contro i vertici del centrodestra.
La novità di oggi è – semmai – che la guerra intestina alla destra sia “salita in groppa” anche alla vertenza sindacale più dolorosa dell’ormai imminente autunno caldo sindacale.
I silenzi e le repliche
Avendo inutilmente atteso prese di posizione ufficiali, solo da alcune dichiarazioni rilasciate ai cronisti da Gaetano Nastri percepiamo il clima di fortissima tensione che si è venuto a creare. Il senatore di Fratelli d’Italia fa sapere che il suo impegno è stato costante anche se lontano dai riflettori. Nastri ribadisce anche il suo rispetto per le sigle sindacali ma lancia un affondo diretto contro Nieli, accusato di essersi accorto della crisi soltanto con l’avvio formale delle procedure di licenziamento.
A solo beneficio della corretta ricostruzione cronologica, è giusto ricordare che la prima sveglia pubblica sulla crisi da parte delle organizzazioni sindacali risale allo scorso febbraio, e che fu proprio l’UGL – seconda forza per numero di rappresentanti nello stabilimento dietro la UIL – con lo stesso Nieli in prima linea, a sollevare con maggior forza l’allarme sul futuro del sito industriale.
In quella fase i titoli sui giornali erano molto più rari e l’attenzione – specie dei politici – molto più circoscritta…
