BACENO – Si cercano risposte e responsabilità dopo la tragica notte all’Alpe Buscagna, in Valle Antigorio, dove un’intossicazione da monossido di carbonio ha spezzato la vita di Pietro Maria Fiori, 35enne milanese, e portato al ricovero di altre quattro persone.
Mentre la comunità dell’Ossola è ancora sotto shock per quanto accaduto nella baita a quota 1900 metri, proseguono le indagini per ricostruire la dinamica dell’incidente e accertare le cause della fuga del gas killer.
Le indagini e il sequestro del boiler
I primi passi dell’inchiesta sono già stati mossi. I militari del Sagf (Soccorso Alpino della Guardia di Finanza), a cui sono state affidate le indagini, hanno apposto i sigilli e posto sotto sequestro il boiler presente all’interno della struttura dove alloggiavano le sei persone (la vittima e cinque giovani tra pastori e volontari).
L’impianto, secondo le prime informazioni, era stato installato di recente.
L’edificio in sasso, affacciato sul rio Buscagna e immerso in un paesaggio incontaminato, è di proprietà del Comune di Baceno ma viene gestito dal Ente Parchi e Aree Protette dell’Ossola.
La salma del 35enne milanese è stata trasferita già nella notte tra sabato e domenica all’obitorio dell’ospedale Castelli di Verbania, a disposizione dell’autorità giudiziaria.
Buone notizie dagli ospedali: migliora la 19enne
Sul fronte dei feriti e degli intossicati, dal quadro clinico arrivano i primi segnali di miglioramento. C’era grande apprensione per la ragazza di 19 anni, apparsa fin dal primo momento la più grave e per questo elitrasportata d’urgenza al Niguarda di Milano: nelle ultime ore le sue condizioni sarebbero stabili e in ripresa.
Quadro positivo anche per i quattro pastori coinvolti nella tragedia: due di loro restano tuttora in osservazione all’ospedale Maggiore di Novara, mentre gli altri due — tra cui il titolare dell’azienda agricola — sono in fase di dimissioni dal presidio sanitario di Domodossola.
Il progetto Pasturs e il ricordo di Pietro Maria Fiori
Pietro Maria Fiori era arrivato in Valle Antigorio soltanto una settimana fa per prendere parte a un’esperienza a stretto contatto con la natura.
Il 35enne milanese partecipava infatti al progetto Pasturs, promosso dalla cooperativa sociale Eliante di Milano in collaborazione con il Parco delle Aree Protette dell’Ossola.
Una “vacanza-lavoro” ideata per favorire la convivenza tra l’allevamento di montagna e la presenza dei grandi predatori (come lupi e orsi), che permette a giovani e volontari di affiancare gli allevatori nella vita quotidiana in alpeggio.
Fiori si trovava ospite dell’azienda agricola Francesco Biondo di Masera, una nota realtà familiare del VCO che ogni estate porta i propri capi di bestiame in quota al Devero. Una tragedia che ha lasciato un profondo sgomento in tutto il mondo agricolo e pastorale dell’Ossola.
