Fine vita, esposto in procura a Busto per il primo caso in una Asst lombarda

BUSTO ARSIZIO – Esposto in Procura a Busto Arsizio sulla morte medicalmente assistita di Domenico Zuccarella, 59 anni, affetto da sclerosi multipla secondariamente progressiva, avvenuta il 25 agosto 2026 nell’ambito del Servizio sanitario regionale lombardo. Quello di Zuccarella è stato il primo caso in Lombardia gestito dalla Sanità Regionale. Sul punto anche il gruppo consigliare in Regione di Fratelli d’Italia ha presentato un’interrogazione. L’iniziativa è stata promossa da Viva la Vita Italia Odv-Ets, rappresentata dal presidente e legale rappresentante Giacomo Gigliotti, che chiede alla magistratura di verificare modalità, presupposti e gestione della procedura.

La gestione della pratica

La pratica relativa a Zuccarella, dopo l’accoglimento della sua richiesta di assistenza per attuare la propria scelta di ricorrere al fine vita medicalmente assistito, è stata gestita dall’Asst Ovest Milanese, con sede a Legnano. La Procura di Busto Arsizio è territorialmente competente per gli accertamenti. Secondo quanto riportato nell’esposto, il Servizio sanitario regionale non si sarebbe limitato alla verifica delle condizioni cliniche, ma avrebbe messo a disposizione personale, farmaco, strumentazione, sistema di autosomministrazione e struttura sanitaria per l’attuazione della procedura.

Le verifiche richieste

L’associazione chiede di accertare se siano state rispettate tutte le condizioni previste dall’ordinamento e dalla giurisprudenza della Corte costituzionale, in particolare quelle fissate dalla sentenza 242 del 2019 sull’aiuto al suicidio. Tra i punti indicati nell’esposto figurano la verifica della patologia e delle sofferenze, della dipendenza da trattamenti di sostegno vitale, della piena capacità di autodeterminazione e dell’informazione fornita sulle cure palliative, sulla terapia del dolore e sulle alternative assistenziali.

L’autosomministrazione

Viene inoltre chiesto di verificare l’effettiva autosomministrazione del farmaco e quale sia stata, materialmente, l’azione compiuta dalla persona per attivare il dispositivo, escludendo eventuali interventi di terzi nella somministrazione. L’esposto sollecita anche l’acquisizione della documentazione relativa al parere del Comitato etico territorialmente competente e agli atti sanitari e amministrativi che hanno autorizzato l’impiego di personale, farmaci, strutture e risorse del Servizio sanitario regionale.

La catena decisionale

La richiesta riguarda infine la ricostruzione della catena decisionale tra strutture sanitarie, Regione Lombardia, Direzione Welfare, Comitato etico e e altri organismi coinvolti. «Non chiediamo una condanna preventiva e non intendiamo trasformare una vicenda umana dolorosa in uno scontro ideologico. Chiediamo però che venga verificato con rigore se una procedura di morte medicalmente assistita, organizzata e posta a carico del Servizio Sanitario Regionale in assenza di una legge nazionale specifica, sia stata attuata nel pieno rispetto dei limiti stabiliti dalla Corte Costituzionale. Quando vengono utilizzati personale, farmaci, strutture e risorse della sanità pubblica, trasparenza, legalità e tutela delle persone vulnerabili devono essere garantite in modo assoluto. Vorremmo che lo Stato e le Regioni finanziassero maggiormente la ricerca scientifica e garantissero cura e assistenza alle persone gravemente malate. Temiamo una deriva bioetica sul fine vita, che rischia di essere erogato come una normale prestazione sanitaria», ha dichiarato Gigliotti.

La posizione del Pd

«Il fine vita è un tema troppo importante per essere lasciato senza risposte. Noi lo diciamo da molto tempo, serve una legge nazionale e, di fronte a un Parlamento inerte, dominato da chi non vuole vedere la sofferenza di tante persone, servono leggi regionali. Noi porteremo in Aula in Lombardia la legge del Veneto. È stata approvata in una Regione governata dalla destra, la riproponiamo qui e ci auguriamo che si superino gli steccati e si possa dialogare costruttivamente», lo dichiara il consigliere regionale del Pd Samuele Astuti. 

Suicidio assistito, primo caso in Lombardia gestito dalla sanità regionale

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