Pride di festa e di lotta domenica 13 a Legnano. «Le critiche? Ci danno visibilità»

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Francesco Funaro e Matteo Bianchi del Team di Legnano Pride

LEGNANO – Una festa, ma anche e soprattutto una lotta. «Lotta per i nostri diritti, gli stessi diritti che sono messi in discussione a livello mondiale e nazionale, ma anche sotto attacco a livello locale, viste le critiche, i commenti e le considerazioni che sono state fatte nelle ultime settimane sia da esponenti politici, sia da alcuni cittadini». Così gli organizzatori hanno presentato oggi, mercoledì 9 settembre, il Pride che domenica prossima animerà, per la prima volta, le vie di Legnano con uno spettacolo-evento finale in piazza mercato. Non il primo organizzato in una città non capoluogo di provincia (il primato è di Alba, nel 2017), ma un appuntamento di tutto rilievo sul piano della rivendicazione dei diritti delle minoranze, qualunque esse siano. Slogan, “se dall’Alpi a Sicilia dovunque è Legnano, Legnano deve essere la casa di tuttə”. Caratteristica, essere “intersezionale”: «Significa che la lotta di ciascuno vale tanto quanto quella degli altri. Proviamo dispiacere e rabbia per chi si tira indietro quando questa lotta si fa sotto l’egida del Pride».

«Ancora tanto da fare sul piano dei diritti»

Come spiega Francesco Funaro, «sarà un’occasione di condivisione e rivendicazione aperta a tutta la cittadinanza, con un corteo pacifico di persone felici che protestano ma in maniera festosa. Molti non sanno bene che cos’è un Pride e a che cosa serve. L’evento si fa portatore di richieste dal Comune alla Regione al governo nazionale basate sul manifesto politico elaborato lo scorso giugno al Salice con tutti i cittadini, duecento, che vi hanno preso parte, partendo dalla consapevolezza che in Italia ci sono settori con carenza di diritti. Non è una questione ideologica o di opinioni, è nero su bianco in leggi e provvedimenti: alcune categorie sono più marginalizzate rispetto ad altre e le cose non vanno esattamente come scritto nella Costituzione. I nudi? – risponde Funaro sulla possibilità di eccessi di alcuni partecipanti – Sono un’espressione legittima, dobbiamo fare rumore se vogliamo farci sentire».

«Puntiamo a un evento il più bello, sicuro e inclusivo possibile – gli fa eco Matteo Bianchi – Sono fiducioso nella risposta delle persone nel momento in cui apprendono come stanno le cose. Molti di quelliche criticano non hanno mai visto un Pride. Non trovo nulla di sbagliato nel voler esibire quello che si è, di solito ci si nasconde e quando viene fuori fa “strano” perché stride con quello che si percepisce come “normale”. I Pride sono nati negli Usa negli anni 60, in Italia sono arrivati a fine anni 80. I tempi da allora sono cambiati, ma femminicidi e aggressioni omofobe dimostrano che è ancora necessario lottare. Il Pride non è l’unico modo, ma è quello che ci rende più visibili, anche se ci espone di più alle critiche. Dietro però c’è un lavoro che dura tutto l’anno con centri antiviolenza, incontri, corsi e l’attività di associazioni che sostengono i nostri valori».

Attesi 1.500 partecipanti

In progetto da un anno, il Pride di Legnano è stato strutturato con il contributo di diverse associazioni locali, anche politiche (Giovani Democratici). Alle 15.00 di domenica i partecipanti – ne sono attesi 1.500 – si concentreranno in un unico presidio in corso Italia all’angolo con via Alberto da Giussano, da dove si muoverà la parata che percorrerà le vie Lega, Palestro, XXV Aprile e corso Magenta fino a piazza mercato, dove dalle 17.00 circa si svolgerà il resto della festa con interventi e spettacoli sul palco e la presenza di food truck. Fra gli ospiti, artisti locali e milanesi, oltre alla “regina” delle drag queen italiane. Sarà data voce alle associazioni e chiuderà la giornata un concerto.

I diritti reclamati saranno quelli riassunti nei cinque “pilastri” del manifesto, ossia della comunità LGBTQIA+, il transfemminismo, l’antirazzismo, l’antiabilismo e temi legati all’ecologia e alla sostenibilità. «L’Italia è al 39° posto e fra gli ultimi in Europa nella tutela di persone LGBTQIA+ – ricordano i promotori del Pride – Vogliamo metterlo in luce chiedendo provvedimenti nelle scuole, nuove leggi e tutele contro l’odio di chi ci attacca. La situazione è grave anche sul piano della violenza alle donne e della parità di genere, chiediamo che almeno a Legnano le cose possano cambiare. Occorre garantire i diritti di tutti, compresi popoli e minoranze oppresse, tema ancora più attuale in tempi in cui si parla di remigrazione. E poi vogliamo una città accessibile a tutti, ad esempio con semafori per non vedenti. Infine, il clima è una delle cause dell’emigrazione, con le donne più colpite».

«Logo e percorso? Dettagli»

Per il “Team di Legnano Pride” quello di domenica sarà «un punto di partenza, non di arrivo. Fra gli obbiettivi ci sono quelli di creare una rete di contatti e un luogo dove fornire supporto psicologico o per fare quattro chiacchiere con chi fa parte della stessa comunità. La nostra intenzione è di dare un seguito all’evento, magari anche con un percorso diverso se quello di quest’anno non si rivelerà valido e in base ai partecipanti. Non passiamo dalla piazza centrale? Dettagli, ci sarebbero state altre cose importanti di cui parlare». Come l’uso di Alberto da Giussano nel logo ufficiale.

«È stato creato da un illustratore di Milano e sviluppato da un collettivo di artisti che hanno suggerito di togliere l’armatura e aggiungere uno smile, creando più versioni e quindi più livelli di lettura. A Legnano è un po’ dappertutto, lo usano molte associazioni. Ci sembrava naturalissimo utilizzarlo anche noi e lo portiamo avanti orgogliosamente. Curioso che le critiche si siano concentrate su argomenti collaterali, e non sul manifesto politico o sull’evento in sé».

Ultimo punto, le possibili contestazioni. «Mi auguro di no, ma mi aspetto delle proteste – ammette Funaro – Ci siamo abituati a livello quotidiano». «Fin qui – puntualizza Bianchi – le polemiche hanno aumentato la visibilità dell’evento e fatto emergere la risposta dei cittadini, con molte persone che ci hanno espresso il loro sostegno».

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