VISTO&RIVISTO Morning show come specchio di una società allo sbando

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di Andrea Minchella

VISTO

THE MORNING SHOW, di Jay Carson (Stati Uniti 2019- in produzione, 40 x 51- 70 min. Apple Tv).

In attesa che venga distribuita la quinta ed ultima stagione vale la pena, se l’avete persa, immergersi in una serie che dal 2019 racconta in maniera critica, puntuale e avvincente il complicato mondo dei “media”, della loro influenza sul mondo e del loro potere in continua e altalenante evoluzione in relazione ai nuovi sistemi di comunicazione che comprimono le notizie in un vortice, a volte genuino a volte alterato, in grado di travolgere innumerevoli masse di utenti sempre più confuse e suggestionabili.

“The Morning Show” è una produzione di altissimo livello scritta egregiamente e realizzata in maniera impeccabile. Fin dalla prima puntata della prima stagione veniamo catapultati in una complicata e delicata faccenda di molestie sessuali all’interno di uno dei programmi più famosi e seguiti della televisione americana. Il Morning Show, infatti, è un programma di intrattenimento e informazione che va in onda sulla potente emittente UBA durante le prime ore della mattina. Il programma è seguitissimo e, negli anni, è diventato una parte fondamentale delle vite di milioni di americani.

Mitch Kessler, co conduttore insieme alla materna Alex Levy, viene accusato di molestie e immediatamente licenziato dall’emittente. La vicenda, dunque, si snoda tra le pressioni gigantesche dell’opinione pubblica sul programma e la tormentata ricerca di un nuovo conduttore che possa affiancare la smarrita e distrutta Alex. Ecco che entra in scena una sconosciuta e scorbutica giornalista di provincia, Bradley Jackson, che per una casualità fondata su ripicche e lotte intestine al programma si ritrova da un giorno all’altro a sostituire Mitch Kessler, interpretato da un sublime Steve Carrell.

La serie prosegue alternando il racconto dei personaggi e delle loro vicende private alla narrazione corale del programma e delle sue infinite mutazioni. All’interno della produzione del Morning Show si muovono autori, produttori, e svariate altre maestranze che compongono insieme un mosaico variegato su cui si poggia l’intero programma televisivo. Le vite private dei protagonisti si intrecciano con la dinamica del Morning Show. La scalata al vertice della UBA da parte di un carismatico Cory Ellison diventa cifra stilistica e sostanziale dell’intera serie.

“The Morning Show” si mostra come un’interessante chiave di lettura dell’America degli ultimi anni, Covid compreso. Nella seconda stagione, infatti, viene raccontato in maniera spettrale ma efficace l’evoluzione del Covid e la sua diffusione tra scetticismo e sarcasmo. Dietro le dinamiche dei protagonisti della serie scorrono le immagini di una politica non abbastanza preparata alla tragedia che stava per abbattersi sul mondo intero. Nella serie trova spazio anche la violenta presa del Campidoglio del 6 gennaio 2021 quando un folto gruppo di simpatizzanti di Trump devastò il palazzo del Congresso americano in nome di elezioni false e truccate. La vicenda politica si intreccia pericolosamente con la vita privata della capace ma un po’ ingenua Bradley Jackson. Tutta la serie, poi, è permeata degli scandali legati al produttore Weinstein, della politica surreale del primo mandato (e dell’incomprensibile ritorno) di Trump e della corsa dei miliardari “tech” verso la nuova conquista dello spazio.

Dunque la serie si sviluppa sapientemente attorno alle vite dei protagonisti e alle vicende del mondo come se tutto fosse collegato da un filo più o meno sottile di casualità, opportunità e di desiderio di potere. Ogni vicenda della serie viene sapientemente adagiata sull’America schizofrenica e disorientata degli ultimi anni.

La bravura degli attori, infine, cristallizza in maniera granitica una produzione di cui sicuramente sentiremo la mancanza. Se Jennifer Aniston e Reese Witherspoon sono perfettamente a loro agio nei panni delle due giornaliste e conduttrici del Morning Show, il cast tutto conferisce alla serie un valore inestimabile. Degno di nota è Billy Crudup che con Cory Ellison ci regala uno dei personaggi più affascinanti, magnetici e profondi degli ultimi anni. Da vedere tutta d’un fiato.

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RIVISTO

BOMBSHELL- LA VOCE DELLO SCANDALO, di Jay Roach (Bombshell, Stati Uniti- Canada 2019, 109 min.).

Ancor prima dello scandalo “Weinstein” l’America venne trafitta nel cuore pulsante del potere e dell’informazione. Questo film ripercorre con audacia e schiettezza le vicende di molestie legate al discusso e ambiguo presidente e amministratore delegato della Fox Roger Ailes. Un cast femminile stellare al servizio di una denuncia corale che ha scoperchiato ciò che da anni avveniva in una delle televisioni più influenti e potenti d’America. Sconcertante.

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