VARESE – Prima una lezione in aula e poi un’altra in piazza. Alessandra Cerreti, pubblico ministero della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano, è salita in cattedra due volte questa mattina, martedì 15 settembre. Alle matricole del corso di laurea di Giurisprudenza dell’Insubria, che prende il via proprio oggi dopo la cerimonia di ieri, ha parlato della sua storia personale e della Costituzione, mentre agli studenti delle superiori ha raccontato che cos’è la mafia al nord.
La mafia in Lombardia
Il secondo incontro si è svolto nel salotto buono di piazza Monte Grappa nell’ambito delle celebrazioni del centenario della Provincia di Varese. 250 ragazzi delle classi quarte e quinte delle scuole secondarie di secondo grado hanno ascoltato le sue parole. «Le mafie sono venute al nord – ha detto – perché è un territorio ricco, dove l’economia gira. Il riciclaggio non si può fare in Calabria che è una delle regioni più povere, si fa dove ci sono tante imprese e tanti professionisti a disposizione loro con un esercito di società più o meno fittizie». La titolare dell’inchiesta Hydra è andata poi più nel dettaglio, citando casi recenti emersi dalle indagini. «La società lombarda non è un corpo sano, perché ha aperto le braccia ai mafiosi. La gente li cerca. C’è una sete di mafia sui nostri territori e dobbiamo avere il coraggio di dirlo. Ci sono casi in cui si va dal capomafia per la lite col condomino, e si chiede al capomafia di bruciargli la macchina. Sono emersi pestaggi in pieno giorno di una persona anziana da parte degli sgherri della piazza di Lonate Pozzolo e tutti si sono girati dall’altra parte: è successo a Legnano e il capomafia ha detto: “Se la gente si ribella siamo fregati”. Ma io non vedo ribellioni da parte della società lombarda. Negli ultimi 20 anni la Dia di Milano ha avuto un imprenditore che ha denunciato». E ancora: «Ci sono casi in cui gli sgherri entrano in un bar, ammazzano di botte il proprietario e la gente esce senza chiamare le forze dell’ordine: questo succede qua, nei vostri territori».
La sua storia e l’invito agli studenti
La mattinata varesina della pm Cerreti si era aperta in Sala Campiotti. Dove davanti ai ragazzi del primo anno (nel video qui sotto il suo intervento integrale) ha iniziato con un amarcord. «Questo giorno mi fa ricordare quando mi sono laureata nel 1990 a Messina. Ho studiato giurisprudenza con lo scopo specifico di fare il magistrato: è una passione che ho sempre avuto. L’ho scritto nel tema di terza elementare che volevo fare il giudice che arrestava i mafiosi. Il corso era di 4 anni, io mi sono laureata in 3 anni e una sessione, anche con la lode, quindi mi sentivo bravina. Alla festa di laurea dissi al mio relatore che volevo fare il concorso in magistratura e lui mi disse che era troppo difficile. Ero disperata, ma mio padre mi disse di andare avanti per la mia strada». Poi l’invito agli studenti: «State iniziando un percorso che è meraviglioso ma molto rigoroso. Ci sono due punti fermi: cultura e diritto. La mafia teme la cultura più degli arresti».
La Costituzione più bella
«Oggi iniziate dal diritto costituzionale, è un bellissimo inizio – ha detto poi alle matricole – abbiamo la Costituzione più bella del mondo ma dobbiamo esserne consapevoli: non lo sappiamo. È la più bella del mondo perché è stata scritta dopo la tragedia della Seconda guerra mondiale da forze politiche anche di idee opposte che hanno cercato di mettere giù regole condivise per evitare che ci potesse essere un altro sopravvento della dittatura. La nostra Costituzione è un baluardo incredibile: dobbiamo difenderla, ci garantisce da eventuali maggioranze dittatoriali. È uno scudo. Ce la invidiano in tutto il mondo». E poi il messaggio finale: «Ogni singola attività è un singolo frammento nella costruzione della legalità. Innamoratevi del diritto, del rispetto delle regole, della legalità e fatele proprie».
Inchiesta Hydra, minacce di morte al Pm Cerreti. Sale allerta dopo arresto Abilone
cerreti lombardia sete di mafia – MALPENSA24
