Mondiali di ciclismo tra defezioni e altri interessi

ciclismo mondiali defezioni

Domenica 27 settembre, a Montreal (Canada) è in programma la prova più affascinante dei mondiali di ciclismo, quella dei professionisti. Tre grandi favoriti: Remco Evenepoel, Wout Van Aert e Isaac Del Toro. Grande assente Tadej Pogacar, per le conseguenze della caduta durante l’8a tappa della Vuelta. Tra i big mancheranno anche Jonas Vingegaard, pure lui fermo per la frattura della clavicola al Tour, e Mathias Skjelmose, sfinito a causa di una stagione logorante. 

Ma in questi giorni di vigilia fanno discutere anche le assenze di altri corridori. Più che altro, a fare discutere, è la motivazione del forfait. Per Rick Pluimers (Tudor), Thymen Arensman (NetCompany) e Tim Wellens (Uae) sarebbe stata la squadra d’appartenenza a imporre in qualche modo il veto. Anche Dylan van Baarle e Mike Teunissen saranno assenti per rispettare gli interessi dei loro team. Lo spagnolo Alex Aranburu, invece, ha rinunciato per assistere alla nascita del figlio. 

Forfait che hanno innescato la polemica. In molti si sono scandalizzati perché, secondo loro, non si può dire “no” alla propria nazione. Alla propria bandiera.  La prima cosa da ricordare, infatti, è che il Mondiale si disputa con la maglia della nazionale, non con quella del club il cui nome finisce solo sui pantaloncini. 

Fatta questa premessa cerchiamo di capire come stanno realmente, e senza ipocrisie, le cose. 

Punto primo: sono moltissimi i corridori professionisti (non solo italiani) che, per evitare le tasse, hanno trasferito la loro residenza in Paesi “comodi”. In 150 circa risiedono ad Andorra, una cinquantina sono a Monaco, un’altra cinquantina a San Marino. Poi c’è la Svizzera, dove è difficile fare una stima, ma possiamo dire che è la residenza di qualche altra decina di corridori (ovviamente mi riferisco agli stranieri). Con questi quattro Paesi già si potrebbe fare un super-Mondiale. 

Se vengono rispettate le norme, come per esempio quella della durata del soggiorno, spostare la residenza è una scelta lecita. Ma è lapalissiano che è una strada che una persona intraprende per interesse personale. Della propria nazione a loro interessa poco. Va bene, purché poi non si diventi patrioti per interesse. Un giorno all’anno e quando c’è da prendere il buono. Troppo facile. Una persona, come detto, è lecito che per suo interesse trasferisca la residenza per esempio a Monte Carlo ma è altrettanto lecito il mio pensiero, quello cioè che non vedo in questo atleta un esempio, un simbolo che mi rappresenti. Rispetto la scelta ma se potessi in nazionale non lo convocherei neppure. Invece le federazioni, nella speranza di una medaglia, quindi per loro interesse, fanno finta di nulla. Anzi, se li coccolano. Ci sono persino casi di atleti che, in questa situazione, dopo i successi ricevono pure onorificenze della Repubblica. Oppure vogliamo parlare del portabandiera all’Olimpiade? Italiano certo, ma per “l’avere”. Per il “dare” ha scelto Monaco.

Esistono poi altre questioni. Stiamo parlando di professionisti. Come tali questi atleti hanno il diritto di gestirsi come meglio credono anche perché la loro carriera è relativamente corta. E anche i team che li stipendiano per tutto l’anno hanno dei diritti e degli impegni. Diritti e impegni che non sono sorrisi e baci, ma si traducono in soldi. Tanti, tantissimi soldi. In fondo perché una squadra è obbligata a “prestare” gratis un corridore? Certo, questo discorso può benissimo essere applicato a moltissimi sport. Tutti quelli professionistici. Perché se un atleta si fa male, s’infortuna, con la nazionale chi ne risente dopo e per lungo tempo? Il club. Non solo a livello economico, per il quale potrebbe anche essere previsto un risarcimento, ma anche di risultati e di prestigio. 

Che poi, meglio una rinuncia chiara e onesta oppure un forfait dietro il paravento ipocrita di un certificato medico che non si nega mai a nessuno?

Infine nel ciclismo si tifa il corridore a prescindere dalla nazione. Se un italiano tifa per esempio Pogacar o Van der Poel, mica si augura che il mondiale lo vinca Bettiol perché è italiano. Spera che lo vinca il corridore per cui tifa.  Quindi, per tornare al ciclismo, evviva il mondiale. Ma, senza fare discorsi lacrime e sangue, ha ancora senso farlo per nazioni oppure sarebbe meglio farlo con le squadre di club? 

ciclismo mondiali defezioni – MALPENSA24
Visited 57 times, 57 visit(s) today