A Saronno uno sguardo diverso sul femminile con la mostra di Isa Borroni

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SARONNO – “Pensare per immagini il femminile, tra maternità e seduzione” è il titolo della mostra che è stata inaugurata ieri, sabato 19 settembre, in sala Nevera a Saronno e proseguirà fino a domenica 27: sarà aperta dal lunedì al giovedì dalle 14.30 alle 19 e dal venerdì alla domenica dalle 10 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 19. Realizzata da Isa Borroni, sostenuta da L’Isola Che Non C’è e Rete Rosa, e patrocinata dal Comune , il prossimo sabato ospiterà alle 17 “Dioniso e la possibilità di uno sguardo androgino”, incontro con Alessandra Filannino Indelicato, ricercatrice di filosofia del Tragico e gestalt counselor.

Un cambio di visione e una nuova centralità

Provare a pensare il femminile attraverso le immagini artistiche che lo hanno rappresentato può essere un modo nuovo, con esiti non scontati, di ricostruirne la storia. Molte installazioni di Borroni in Saronno hanno riprodotto in grande, con materiali di riciclo, opere d’arte aventi il femminile come tema: la Natività, la Maddalena, le Madonne del Latte e del Parto, Beatrice o Santa Teresa. Ora è venuto il momento di una loro presentazione seria, arricchita, ma soprattutto accompagnata dall’ampia riflessione che quelle immagini sollecitavano ed hanno prodotto.
Il cambio di schema della Natività, per cui la Madonna da partoriente è diventata adorante, così come le infinite manipolazioni della figura della Maddalena, si rivelano infatti emblematiche di un cambio di visione del femminile che è arrivata fino a noi. Un cambio di visione che ha imposto una nuova centralità della donna nel sociale, ma le ha proposto due ruoli in una sostanziale divaricazione giocata tutta sul corpo. La maternità e la seduzione. Cercare l’origine, i riscontri e i successivi sviluppi di questa visione del femminile, ha mostrato tutta la complessità della storia della sessualità femminile.

Costruire una salda identità personale per andare oltre

Una nuova centralità del femminile, di cui la società ancora patriarcale aveva bisogno, le ha conferito nuovi poteri, ma illusori e problematici, nella famiglia e nel sociale. Il vero potere, quello pubblico ed economico, ancora attende di essere condiviso per quanto rivendicato partendo dai diritti, di cui il femminile, relegato nel privato, non ha mai goduto. Maternità e seduzione sono due problemi molto attuali: la prima per la sua difficoltà a dover essere ormai sostenuta solo dalla scelta personale, la seconda per l’ esasperazione fattane dal consumismo. Nell’una e nell’altra permane la difficoltà di gestire il proprio corpo in una nuova libertà di scelta.
Il conflitto col maschile diventa sempre più diretto, ma si riverbera soprattutto nel privato, coi femminicidi. Se diritti e possibilità oggettive di cambiamento sono la prima condizione, sembra anche evidente che per andare oltre serva la costruzione di una nuova salda identità personale che sappia reggere e incrementare non solo una nuova libertà femminile, ma la democrazia stessa.

Una lotta tra principi di ordine sociale

Con l’andare alla radice della storia occidentale si è infine voluto cercare una possibile originaria unità di maschile e femminile prima del loro conflitto. Sembra che essi si siano entrambi costituiti per un principio di ordine sociale costrittivo. Questo principio è stata la detenzione del potere generativo per la patrilinearità. Questo principio li ha costituiti distinti, in un rapporto di potere e con conseguenti sostanziali divisioni; la prima fra tutte quella tra ambito privato, femminile, ed ambito pubblico, maschile.
Qualcosa di molto più complesso, dunque, di un semplice rapporto di forza, che ha potuto coincidere in Occidente anche con lo sviluppo di una grande cultura, ma questo non certo ovunque e non necessariamente. «Parlare di maschile e femminile, piuttosto che di maschi e femmine, serve a farne un problema di ordine sociale, storico, una lotta tra principi di ordine sociale, modificabili nel tempo. Se il femminile, come sembra, non ha una Natura, ma una storia, così pure il dualismo maschile/femminile può avere ulteriori sviluppi. È quello che possiamo augurarci e sforzarci di costruire».

Spunti per un pensiero più approfondito

«“Pensare per immagini” – così Borroni – significa cercare un’idea del femminile nelle infinite immagini che lo hanno rappresentato. Queste non solo ne mostrano la storia, piuttosto che una sua presunta Natura, ma una storia che nasce in una separazione, in un dualismo, e che viene dettata dal termine a lei opposto: il maschile. Una storia complicata da modelli contraddittori, come quello di vergine e procreatrice, di seduttrice e madre, modelli che ancora creano problemi.
La mostra vuole essere “artistica” non perché espone opere, ma perché propone un “pensare artisticamente”, un pensare attento a quello che traspare dalle immagini, al loro “dire – non dire”, perché in questo sta la loro forza e con questa forza hanno agito nella realtà. Osservandole attentamente, confrontandole, possono spingere a interessanti intuizioni.
I lavori manuali esposti, fatti con tecniche femminili e con materiali di riciclo, riproducono soprattutto opere d’arte, in particolare quelle che sono state soggette nel tempo a cambiamenti o censure e quindi degne di particolare attenzione. Molte tavole con “riflessioni illustrate” si alternano ai lavori e cercano di trarre dalle immagini spunti per un pensiero più approfondito».

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