La scommessa di Legnano: fino a 60.000 visitatori l’anno per tenere in piedi il KiMu

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LEGNANO – Più di 20.000 visitatori all’anno da subito, per arrivare a 60.000 – pari all’intera popolazione cittadina – a 10 anni dall’apertura. Sono gli obiettivi dell’amministrazione comunale di Legnano per il KiMu (Kids Museum), il museo dei bambini a tema acquatico allestito in via Pontida (nella foto, l’esterno). Obiettivi molto ambiziosi ma, a detta di molti, irrealistici, al pari della sostenibilità economico-finanziaria del museo, oggetto nell’ultimo consiglio comunale dell’ennesima interrogazione presentata da Fratelli d’Italia, cui la vicesindaca Ilaria Maffei ha riservato oltre un quarto d’ora per la risposta.

Secondo Fdi, e non solo, i conti non tornano. E non torneranno nemmeno fra dieci anni. Il bando di gara per la gestione del KiMu – in attesa che vengano riappaltati e compiuti i lavori che ancora mancano per renderlo agibile – fissa a 21.200 i visitatori nel primo anno, che salgono via via fino a 59.400 negli ultimi esercizi. Dove saranno reperiti, non è chiaro.

A Milano e a Brescia numeri molto più bassi

È evidente che l’amministrazione Radice punta su due condizioni: che i visitatori del KiMu non si limitino a una sola puntata, ma ci tornino; e che la platea potenziale sia molto allargata rispetto alla città. Bisogna però tenere conto che il KiMu non sarà l’unico nel suo genere: nella vicina Milano, per esempio, esiste dal 2018 la Centrale dell’Acqua (in piazza Diocleziano) che di visitatori, prima del Covid, ne contava tra 70 e 80.000 all’anno, poi scesi a 15.000. Ed è a Milano.

Una struttura ancora più simile a quella che aprirà a Legnano, il Parco dell’Acqua aperto a Brescia dal 2009, taglia il traguardo dei 20.000 visitatori. Insomma, risulta difficile immaginare che in via Pontida tra un decennio possano venire (o tornare) quasi 200 visitatori al giorno, l’equivalente di una scuola intera, per trecento giorni all’anno.

Fdi: «I conti non tornano»

A suscitare le rimostranze dell’opposizione sono anche gli introiti stimati che il KiMu garantirà alle casse comunali. «Nello studio preliminare commissionato dal Comune – osserva il consigliere di Fdi Stefano Carvelli – lo scenario intermedio da circa 722.000 euro di fatturato annuo indicava per l’Ente un ritorno di circa 25.000 euro; con lo stesso fatturato, il modello posto a base della gara ne garantisce la metà, 12.000»: dunque, appena mille euro al mese di canone versato dal gestore al Comune.

«La royalty dell’1% – prosegue ancora Carvelli – scatta soltanto oltre il milione di euro. Anche ipotizzando un fatturato simile, il meccanismo prospettato nello studio avrebbe riconosciuto al Comune un ritorno due volte superiore a quello previsto dal modello posto a gara. Ho fatto inoltre un test sui dati del Piano economico finanziario (Pef) messo a gara. Per raggiungere il pareggio complessivo, nel decennio servono circa 53.000 visitatori dal secondo anno, mentre il piano ne prevede circa 45.000 nel secondo e 48.000 nel terzo, superando quella soglia soltanto dal quarto».

Va detto infine che, a fronte di un ritorno economico di base fermo a 12.000 euro annui, restano in capo al Comune gli interventi strutturali, le sostituzioni integrali degli impianti e gli interventi dovuti a vizi preesistenti. «Insomma – conclude il consigliere – la convenienza dell’operazione per il Comune non è stata ancora spiegata. E su questo, i conti continuano a non tornare».

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