Difficile dire quanto si siano entusiasmati la sciura Maria e il sciur Giovanni alla notizia che con la nuova legge elettorale, definitivamente approvata dal Parlamento, l’Italia sia entrata nella Terza Repubblica. Annuncio che Giovanni Donzelli, esponente di primo piano di Fratelli d’Italia, ha dato durante la dichiarazione di voto alla Camera sulla riforma che cambia le procedure elettorali. Evento storico per la maggioranza di governo. Una legge truffa per le opposizioni, che evocano con il loro deciso no il 1953, quando un analogo provvedimento fu proposto dalla Democrazia cristiana e duramente contestato dalla sinistra di allora.
Confronto acceso, accesissimo, carico di insulti, quello che ha preceduto il voto finale. Ma non ancora la pietra tombale sulla vicenda: il testo del Ddl sarà oggetto di ricorsi a causa dei presunti profili di incostituzionalità. Per questo sarà chiamata in causa la Consulta. Lo stabilicum o il melonellum, così definito col latinorum e varato a larga maggioranza dopo l’inciampo di luglio a causa dei franchi tiratori, è un successo politico per Giorgia Meloni e compagnia cantante. Tant’è vero che la premier fin dalla vigilia si dichiarava serena sull’esito del voto e, subito dopo la conclusione del dibattito parlamentare, ha avuto agio di affermare via social. “A chi sperava di vedere il centrodestra diviso, oggi rispondiamo con i fatti: siamo uniti, compatti e determinati a portare avanti gli impegni presi con i cittadini. Avanti così”.
Ecco, appunto, avanti come? Per tornare alla sciura Maria del nostro incipit c’è da credere che con il premio proporzionale alla coalizione che raggiunge il 42 per cento dei consensi, le preferenze, vere o fasulle che siano, i capilista nominati dalle segreterie, l’indicazione obbligatoria del premier e con tutto quanto è contenuto nel Ddl approvato alla Camera, finalmente riesca, la sciura Maria, a farsi bastare la pensione per pagare bollette, affitto, mutuo, sanità, carrello della spesa, cioè, possa mettere assieme il pranzo con la cena. Per non dire dei costi dell’energia e del carburante, che incidono con la forza di un maglio su tutto il sistema.
Ce lo domandiamo benché siano in molti ad essere d’accordo sull’urgenza di sostituire il famoso Rosatellum, il modello elettorale ora ritenuto inadeguato. D’accordo, ma anche no alla luce di un contesto economico, sociale e internazionale che richiederebbe ben altre riforme e interventi. Il centrodestra di Giorgia Meloni ha però inteso infilarsi in un braccio di ferro con le opposizioni per motivi che esulano dalle più concrete priorità del momento. Una scelta politica precisa, legittima, ci mancherebbe, ma forse non strettamente necessaria, anche perché foriera di tensioni politiche, delle quali non c’è assolutamente bisogno.
E adesso? Con molte probabilità il governo terrà botta fino alla scadenza naturale del prossimo anno. A meno che non facciano premio calcoli di opportunità o sorprese, al momento neanche alle viste, per anticipare le elezioni. Stiamo però tranquilli: il vitalizio o, comunque, il sistema previdenziale dei parlamentari scatterà soltanto dalla prossima primavera, a garanzia della invocata, pretesa, abusata stabilità. Nel frattempo, la sciura Maria inneggi allo stabilicum che le servirà per tirare la fine del mese.
