SERIATE (BG) – Remco Evenepoel, con la sua fresca maglia di campione d’Europa, sarà il faro e il favorito del Lombardia che si corre domani da Bergamo a Como. Le sue precedenti cinque partecipazioni non sono state banali. Nel 2020, all’esordio, se l’è vista brutta per la caduta nella discesa dal Muro di Sormano. Nelle ultimi due stagioni due secondi posti alle spalle di Tadej Pogacar che stavolta, nonostante la sua volontà, non sarà al via. E Remco lo abbiamo incontrato nell’hotel di Seriate che accoglie la sua Red Bull-Bora. Sguardo dritto, fermo, le sue risposte non sono mia banali. Anzi probabilmente è il ciclista più vero di questa epoca.
Remco, dopo lo straordinario Mondiale crono e l’opaca prova iridata su strada e dopo l’Europeo vinto hai ancora la forma migliore?
“Sì, credo di sì. Vincere rende sempre un po’ più facile affrontare gli allenamenti. E anche il morale è più alto. Ho trascorso una buona settimana, ho recuperato bene e sono riuscito a svolgere dell’ottimo lavoro supplementare. Sembra che tutto sia a posto. Dopo il Mondiale avevo qualche dubbio. Pensavo che forse non avrei più ritrovato la forma migliore, avevo tanti dubbi. Ma alla fine, le persone del mio team, il mio allenatore, Klaas (Lodewyck, ndr) e la mia famiglia, continuavano a ricordarmi che la mia prova a cronometro era stata davvero ottima. Però se non ottieni la prestazione sperata nel giorno decisivo, qualche dubbio ti viene. Ma il giovedì prima dell’Europeo sono riuscito a completare un buon allenamento. È stato allora che ho capito subito che il risultato del Mondiale era stato solo un episodio isolato. Il titolo europeo mi ha dato una spinta in più in termini di fiducia e motivazione. In ogni caso, riesco a superare in fretta una delusione e a ritrovare la concentrazione.
Il Mondiale strada è un episodio isolato. L’Europeo mi ha dato una spinta in più in termini di fiducia e motivazione
Domani ci saranno anche Del Toro, Seixas, Pidcock, Piganzoli, Ciccone… Giusto considerarti favorito?
“Nelle ultime due edizioni sono arrivato secondo due volte, dietro a Pogačar. Però ero anche ben davanti agli altri rivali. Quindi questo gioca un po’ a mio favore. Nell’ultimo mese ho anche vinto tre volte. Anche questo conta. Sì, se devo dire un favorito dico che sono io. Però Ciccone è in ottima forma. Lo stesso Pidcock. Anche Jorgenson, Del Toro e Seixas lo sono. Ci sarà un livello molto alto e questo per me sarà un bene”.
Sì, se devo dire un favorito dico che sono io. Però Ciccone è in ottima forma. Lo stesso Pidcock. Anche Jorgenson, Del Toro e Seixas lo sono
Ieri hai fatto la ricognizione sul percorso: che sensazioni hai avuto?
“E’ stato un buon allenamento. Conoscevo già il Ghisallo e il San Fermo dalle edizioni passate, ma non avevo mai affrontato la salita del Civiglio, perché non venivo qui dal 2020. È stata quindi l’occasione per rendersi conto di quanto sia effettivamente dura quella parte del circuito. È una salita unica”.
A Montreal abbiamo visto una gara piuttosto caotica, quasi anarchica, con continui cambiamenti di scenario e senza un vero punto di riferimento tattico. Pensi che domani potrebbe succedere la stessa cosa o che lo scenario sarà completamente diverso, dato che il percorso è più duro si corre per team e non per nazioni?
“No, credo che domani sarà diverso. Montreal è una corsa molto particolare. Eh sì, lo svolgimento della gara è stato piuttosto folle: i francesi hanno corso in modo molto aggressivo fin dal primo giro. Quindi, prima ancora di arrivare alle fasi decisive, tutti erano già cotti, chi più chi meno. Perciò sì, penso che domani sarà tutta un’altra storia. Diverse squadre vorranno controllare la corsa, perché sappiamo tutti che le discese sono piuttosto tecniche e le salite non sono facili. Quindi diciamo che alcune squadre hanno più fiducia nella possibilità di provare a vincere. Tuttavia, penso che in generale il modo di correre domani non sarà molto diverso rispetto agli anni passati. L’unica differenza è che ora corriamo per il primo posto, non per il secondo. Questa sarà la differenza principale domani”.
Diverse squadre vorranno controllare la corsa, perché sappiamo tutti che le discese sono piuttosto tecniche e le salite non sono facili
Remco, quest’anno hai cambiato allenatore. Com’è cambiato il tuo allenamento?
“È difficile dirlo, perché nel momento stesso in cui mi alleno non ci penso molto. Faccio semplicemente quello che mi propone l’allenatore o ciò di cui abbiamo discusso. Ma credo che la differenza maggiore sia che lavoro in modo molto specifico in vista di una gara: quindi allenamenti specifici per i Grandi Giri, altri per le classiche di un giorno. Poi, per esempio, nella settimana precedente una cronometro o una gara di un giorno, ci concentriamo maggiormente sul tipo di sforzo richiesto per il fine settimana. La differenza principale sia proprio questa: lavoro in modo mirato per l’obiettivo che mi aspetta.
Le vacanze sono vicine: staccherai completamente la spina per rilassarti in spiaggia o cercherai di restare attivo?
“Prima vado in California, galleria del vento, come sempre. Abbiamo la nuova bici da crono, quindi ci sono cose da testare. Poi avrò un po’ di tempo per la vacanza però quando te ne accorgi è già…a fine novembre, quindi bisogna ricominciare ad allenarsi; insomma, la solita routine. Diciamo un po’ di test medici con la squadra, poi le prove in galleria del vento e infine due settimane vere e proprie di vacanza, per ripartire con calma. Di solito corro un po’ durante la pausa, giusto per fare qualcosa, Quando riprendo l’allenamento è la solita storia, ma con un approccio più rilassato perché manca ancora molto all’inizio della stagione; certo, purtroppo la pausa stagionale passa sempre molto in fretta. Però senti che basta per resettare, ricaricarsi e ripartire; quindi penso che… beh, ovviamente in queste due settimane posso davvero staccare completamente, anche se qualcuno della squadra mi scrive o mi chiama”.
Facciamo un bel salto in lungo e atterriamo a maggio: verrai al Giro?
“La porta è aperta, ma prima voglio vedere bene il percorso”.
Ciclismo, l’Europeo è di Evenepoel. Ciccone battuto al fotofinish. Scaroni 3°. L’Italia c’è
