Ciclismo: il “gregario” McNulty vince un Mondiale folle. Male Remco. Ciccone 9°

Mondiale ciclismo McNulty Evenepoel
L'arrivo trionfale di Brandon McNulty a Montreal (Sirotti)

Brandon McNulty, di professione gregario, l’uomo che non ti aspetti, è il nuovo campione del mondo di ciclismo. Americano di Phoenix, 28 anni, McNulty taglia il traguardo di Montreal in solitaria e a braccia alzate: è la sua 23a vittoria di una carriera spesso segnata da tremende cadute. Alle sue spalle, a 13 secondi, l’australiano Matthews e l’olandese Van der Poel.

Terzo statunitense iridato

Tra le prime 22 vittorie del neo iridato, guarda caso Il Gp di Montreal lo scorso anno (su gentile omaggio di Pogacar, oggi assente per l’infortunio subito alla Vuelta ma suo capitano in maglia Uae), il Giro di Polonia 2025, una tappa al Giro (Bergamo 2023) e una crono alla Vuelta (2024). Il primo successo, a Ragusa, Giro di Sicilia 2019. Che l’americano fosse in forma lo dimostra anche il quarto posto nella crono iridata di domenica scorsa, specialità nella quale si era laureato campione del mondo nella categoria juniores,  nel 2016. McNulty è il terzo iridato statunitense dopo il doppio successe di Greg Lemond e quello di lance Armstrong, 33 anni fa. Stati Uniti che oggi hanno corso in modo impeccabile con le grandissime prestazioni di Simmons (poi 4°) e Jorgenson. A loro McNulty dovrebbe idealmente regalare due delle cinque strisce arcobaleno che onoreranno la sua maglia per un anno.

Brandon McNulty (Sirotti)

L’azione decisiva

L’azione decisiva dell’americano a circa 33 km dal traguardo quando si è aperto sulla sinistra e ha dato gas. Nessuno lo ha seguito e si è capito molto presto che era l’azione buona. Da quel momento la corsa prende una piega diversa, più regolare forse anche a causa della stanchezza dei protagonisti. Fin lì erano stati soprattutto Van der Poel e van Aeri a dare spettacolo. Il belga ha attaccato a 87 chilometri dal traguardo, l’olandese lo ha braccato. Ai due si sono uniti Onley e Roglic, poi ai -36 il gruppo di testa si è ricompattato.

Corsa folle

Ma quello di oggi è stato un mondiale davvero folle, corso senza una logica tattica. Belgio e Francia ne escono a pezzi. I belgi contavano sul grande favorito della vigilia, Evenepoel, e su un compagno straordinario come Van Aert. Ma Remco ha corso in modo scriteriato, pazzo. A momenti si staccava, poi sembrava estraniarsi, quindi rientrava e attaccava. Difficile pensare che l’eccezionale condizione dimostrata giusto una settimana fa nella cavalcata mondiale contro il tempo sia evaporata. Che cosa gli sia passato per la testa in queste sei ore e venti di corsa è impossibile da intuire. Voleva la doppietta mai riuscita a nessuno nella storia, ma che lui ha centrato ai Giochi di Parigi 2024, ma oggi ha chiuso in 12a posizione. Esemplare invece Van Aert, a disposizione del suo leader. La Francia, invece, sembrava la Decathlon. Ha corso per frantumare gli avversari e lanciare Seixas tra i campionissimi, ma il francesino nel finale ha avuto i crampi. Un 15° posto che puzza di debacle.

Da sinistra: Matthews (secondo), McNulty (vincitore), Van der Poel (terzo) (Sirotti)

Del Toro e il gioco di squadra

L’altro grande battuto è il messicano Isaac Del Toro che forse, ancora una volta, dimostra il suoi limiti sulle lunghissime distanze. Qualcuno potrebbe dire che ha speso troppo. Ma oggi chi non ha speso? Del Toro però a un certo punto poteva chiudere su McNulty in fuga, lo aveva lì a un due pedalate. Ma non lo ha fatto. Del Toro fa parte anche lui della Uae di Pogacar e dell’americano. Insomma, un gioco di squadra anche se oggi i due erano con maglie diverse. E, guarda caso, proprio i dirigenti del team emirato sono stati i primi i a fiondarsi a festeggiare il vincitore. Che poi abbia ancora senso, o meno, disputare il Mondiale con la maglia della nazionale è un altro discorso.

Bravo Cicco, malissimo Pellizzari

E gli italiani? Ciccone ha corso bene, con intelligenza, il 9° posto finale, è consono con le sue possibilità. Piganzoli e Scaroni sono stati forti, ma troppo generosi. Non spettava di certo a loro fare il ritmo nei momenti caldi per rendere la corsa dura e inseguire i fuggitivi. Finn ha corso per fare esperienza, Bettiol a dato due o tre sgasate a un centinaio di chilometri dal traguardo poi si è fermato. Molto deludente Pellizzari, che sulla carta avrebbe dovuto essere l’alternativa a Ciccone, ma che si è rtitirato. Inesistenti Cattaneo e Trentin ai box a oltre cento dall’arrivo.

L’ordine d’arrivo

Guarda qui l’ordine d’arrivo completo del mondiale uomini elite

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