Tovaglieri: “La mia variante al Pgt di Busto, scelta decisiva per l’area delle Nord”

Caro direttore,

ho letto il suo editoriale di ieri, “Busto Arsizio e il modello italiano”, e ho apprezzato l’analisi sulle lungaggini burocratiche che rappresentano uno dei mali atavici del nostro Paese. Però mi permetta di farle notare che, con il suo riferimento al mio post sull’area delle Nord, ha sbagliato indirizzo. 

Pur condividendo la denuncia sulla propensione italica all’indecisione e alla procrastinazione, sempre meno tollerabili in un mondo che corre a velocità fino a pochi anni fa impensabili, la vicenda di Busto Arsizio rappresenta piuttosto un esempio in senso opposto. 

Quando, nel mio ruolo di assessore all’urbanistica della prima giunta Antonelli, presi in mano quella pratica, che da oltre vent’anni giaceva negli scaffali del palazzo comunale senza aver prodotto un cantiere, mi posi un obiettivo preciso: sbloccare gli interventi su un comparto strategico della città, già allora segnato da un degrado non degno di una città come la nostra.

Presentai e feci approvare una variante al Piano di Governo del Territorio per rimuovere le rigidità della precedente pianificazione urbanistica, che subordinava ad un disegno unitario il recupero del comparto. La variante ha invece introdotto maggiore flessibilità, consentendo ai proprietari privati di intervenire autonomamente sulle rispettive aree, mantenendo una visione complessiva della riqualificazione con la previsione del parco lineare lungo l’asse degli ex binari interrati.

Se il completamento di questo percorso ha richiesto quasi otto anni, è dipeso anche dai tempi e dalle scelte dei proprietari privati, oltre che dai rallentamenti legati al Covid. Del resto, già durante il mandato del mio successore Giorgio Mariani era stato avviato un primo cantiere, poi interrotto per ragioni indipendenti dalla volontà del Comune.

L’urbanistica è pianificazione di lungo periodo e segue logiche diverse da quelle delle opere pubbliche. Non realizza direttamente gli interventi, ma crea le condizioni per farli partire, agevolando le iniziative dei privati e di altri soggetti. In questo caso, anche Ferrovie Nord ha colto l’opportunità per sviluppare il progetto Fili.

Questa vicenda è dunque la dimostrazione del fatto che situazioni ingessate da decenni possono cambiare quando la politica ha il coraggio di fare scelte precise, pragmatiche e lungimiranti. Per questo più che evocare il modello (negativo) italiano dei rinvii e dell’immobilismo, quello dell’area delle Nord mi sembra piuttosto un esempio di concretezza lombarda: la capacità di superare gli ostacoli e dare una prospettiva di sviluppo a un’area strategica della città, ferma da oltre trent’anni. La trasformazione dovrà ora passare attraverso l’iniziativa dei privati, ma senza la variante del 2019 oggi non saremmo a questo punto.

È una distinzione che ritengo doveroso fare, anche nei confronti dei lettori.

Isabella Tovaglieri
eurodeputata Lega

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Gentile onorevole Tovaglieri,

comprendo il Suo punto di vista e la legittima rivendicazione degli obiettivi da Lei ottenuti alla guida dell’assessorato all’Urbanistica di Busto Arsizio. Ma da quella variante al Pgt, con tutte le giustificazioni che vogliamo trovare, sono trascorsi ben otto anni. E la riqualificazione dell’area delle Nord è in ballo da più di trenta. Un tempo biblico, soprattutto rispetto alla “politica che ha il coraggio di fare scelte precise”. Vede conorevole, il coraggio a volte non basta: occorrono anche la volontà, la tempestività e la capacità di tradurlo in scelte concrete. Come quelle che soltanto ora sono state prese in considerazione per l’area delle Nord. Aspettiamo i risultati. (Vincenzo Coronetti)

busto tovaglieri area nord – MALPENSA24

 

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