VARESE – Ci sono storie che fanno riflettere, altre che emozionano. E poi ci sono storie che possono cambiare il modo di guardare alla vita e agli altri. Come quelle raccontate questa mattina – martedì 27 ottobre – alla Sala Montanari di Varese, dove circa 150 studenti di Enaip Varese, Liceo Manzoni, Art School Dorsi e Agenzia Formativa della Provincia di Varese hanno incontrato giovani che hanno affrontato un tumore del sangue e altri che, scegliendo di donare il midollo osseo, hanno offerto a qualcuno una possibilità di vita.
L’incontro
Un incontro tra coetanei, prima ancora che un momento di informazione, che ha dato un significato concreto al titolo dell’iniziativa: “Quello che sai può salvare una vita – Percorsi di educazione alla salute: tumori del sangue e cultura del dono”.
L’evento, realizzato da Enaip Varese e AIL Varese Como, in collaborazione con ADMO Lombardia e con il patrocinio del Comune di Varese, ha voluto avvicinare i ragazzi alla conoscenza delle malattie ematologiche, alla prevenzione e ai corretti stili di vita, ma anche far scoprire loro quanto possa essere importante un gesto di solidarietà. Perché dietro la parola donazione ci sono persone, famiglie, attese e speranze. E la possibilità, per ciascuno, di fare la differenza nella vita di qualcun altro.
Ad aprire la mattinata sono stati i saluti istituzionali di Monica Zanchi, direttrice dell’Area Territoriale di Varese di Enaip Lombardia, Sergio Bianchi, referente di AIL Varese Como, Rossella Dimaggio, assessore ai Servizi educativi del Comune di Varese, Katia Cattaneo, referente per la promozione di corretti stili di vita e sicurezza a scuola dell’Ufficio Scolastico, e Filippo Cardaci, presidente delle ACLI provinciali di Varese.
Proprio l’assessora Dimaggio ha rivolto ai ragazzi un invito a non restare spettatori delle questioni che li riguardano. La salute, la prevenzione e la solidarietà richiedono consapevolezza, ma anche presenza e partecipazione. Prendersi cura del proprio corpo e scegliere di esserci, di occupare uno spazio e far sentire la propria voce, significa assumersi una responsabilità verso sé stessi e verso gli altri.
La dottoressa Maria La Targia, ematologa dell’ASST Valle Olona, ha poi aiutato gli studenti a comprendere meglio le malattie del sangue e il ruolo del trapianto di cellule staminali emopoietiche, una terapia che per molti pazienti può rappresentare una possibilità di cura. Un’occasione per fare chiarezza, rispondere ai dubbi e sfatare false convinzioni che ancora oggi accompagnano la donazione di midollo osseo.
Le testimonianze
Poi la parola è passata a chi quelle malattie le ha vissute sulla propria pelle. Andrea, Gaia, Giulia e Mariachiara sono giovani, hanno progetti, desideri e una vita da costruire. Ma hanno anche attraversato un’esperienza che nessuno dovrebbe trovarsi ad affrontare: una malattia del sangue, le cure, il trapianto, la paura di non sapere cosa sarebbe successo. Oggi sono volontari di AIL Varese Como e hanno scelto di raccontarsi, senza nascondere le difficoltà e senza rinunciare alla speranza.
Con le loro testimonianze e il video “Le nostre storie senza tabù… risposte a domande che nessuno fa”, hanno parlato di ciò che significa ammalarsi quando si è giovani, vedere cambiare improvvisamente la propria quotidianità, affrontare le cure e provare a ritrovare la normalità. Lo hanno fatto con la spontaneità e la sincerità di chi non vuole impartire lezioni, ma semplicemente condividere la propria storia.
Giovani che parlano ai giovani
Ed è proprio questa vicinanza di età e di linguaggio ad aver reso le loro parole particolarmente significative. Perché ascoltare un coetaneo raccontare la malattia significa, per un momento, provare a immaginare quella storia nella propria vita. E comprendere quanto possano contare la presenza degli altri, la ricerca e la generosità di uno sconosciuto.
A dare un volto concreto a quest’ultimo gesto sono stati Davide e Oliver, donatori ADMO. Oliver, varesino, è stato premiato a Montecitorio come il più giovane donatore del 2025. Entrambi hanno raccontato cosa li ha spinti a donare il midollo osseo, le emozioni vissute e la consapevolezza di poter offrire a una persona mai incontrata una possibilità di vita. Una scelta libera e gratuita, che non richiede gesti eroici, ma informazione, disponibilità e la volontà di fare qualcosa per gli altri.
Interazione
E i ragazzi in platea non sono rimasti semplici spettatori. Hanno ascoltato, si sono incuriositi, hanno fatto domande. Alcune tecniche, per capire meglio le malattie e le modalità della donazione; altre più personali, rivolte direttamente a chi aveva appena condiviso un pezzo importante della propria vita. Domande che hanno trasformato l’incontro in un dialogo autentico, dimostrando quanto i giovani sappiano essere attenti e sensibili quando vengono coinvolti attraverso esperienze reali.
A raccontare ciò che la mattinata ha lasciato negli studenti sono state anche le parole emerse dalla nuvola semantica interattiva realizzata al termine dell’incontro: speranza, forza, grazie, consapevolezza. Poche parole, ma capaci di restituire il senso di quanto ascoltato. La speranza di chi ha affrontato la malattia, la forza necessaria per attraversarla, la gratitudine verso chi dona e la consapevolezza che ciascuno può fare la propria parte.
La mattinata ha ricordato anche quanto sia importante portare questi temi dentro e fuori dalle aule scolastiche. Educare alla salute non significa soltanto trasmettere informazioni, ma offrire ai giovani occasioni per interrogarsi, confrontarsi e scoprire il valore delle proprie scelte. È anche attraverso incontri come questo che la scuola può contribuire a formare persone attente agli altri, capaci di partecipare attivamente alla vita della propria comunità.
