Gli avvocati della famiglia di Pierina Buffon, la donna di Cassano Magnago morta in un incidente stradale, probabilmente provocato, per ucciderla, dal suo ex compagno, hanno convocato per venerdì 30 ottobre una conferenza stampa. Tema dell’incontro con i giornalisti: le modalità dei rapporti con gli organi di informazione. Cinzia Botta e Daniela Usuelli, legali che rappresentano i figli di Pierina, spiegano in una estesa lettera di invito alle redazioni che non intendono affatto limitare la liberta di stampa e il diritto di cronaca; ma, caso mai, stabilire rapporti corretti con gli operatori dell’informazione “nel rispetto della dignità, della riservatezza e della serenità dei congiunti, duramente provati dall’accaduto”.
In altri termini, l’obiettivo principale è limitare, fin dove possibile, l’invadenza del circo mediatico che alla notizia del presunto femminicidio, per il quale è ora in carcere il 73enne Fulvio Ielmini, ha letteralmente occupato Cassano Magnago e stretto d’assedio l’abitazione dove risiedono i familiari della donna. Con sconfinamenti in notizie e riprese che “ledono la sfera privata”.
L’iniziativa apre a una serie di considerazioni sulle modalità di affrontare drammi, omicidi, storie dai contorni opachi se non torbidi, insomma, fatti di cronaca, vecchi e nuovi, che stimolano la curiosità morbosa del pubblico televisivo e dei lettori dei giornali e, manco a dirlo, aumentano l’audience delle trasmissioni e le vendite in edicola. Si tratta di un modo di fare informazione che abbatte i confini del lecito, che vede coinvolta l’intera classe di noi giornalisti, per ragioni di concorrenza e per la necessità di arrivare prima con lo scoop. A volte forzati se non addirittura inventati, per le immaginabili motivazioni che sostengono e spettacolarizzano la cosiddetta “tv del dolore”, trasformata in una sorta di reality del dolore.
Così i contenitori televisivi del pomeriggio e della sera traboccano di misteri, gialli serializzati e irrisolti, dettagli scabrosi, insinuazioni, supposizioni e sentenze che anticipano e sostituiscono impropriamente la sentenze dei tribunali. Per gli opinionisti e i veri o presunti esperti è un ring quotidiano. Il primato lo detiene Garlasco e l’omicidio della povera Chiara Poggi: non c’è giorno che non se ne parli, quasi fosse l’unico argomento attorno al quale discutere, ipotizzare, accusare, difendere, indignarsi e litigare. Con esasperazione.
Viviamo un’epoca di difficile intendimento, forse anche per questo ci facciamo catturare dall’improbabile o dall’imponderabile dei fatti di cronaca. Spesso in spregio alla verità, che non è mai assoluta. Per il pubblico televisivo e dei giornali, per la magistratura e per gli investigatori, che troppe volte faticano a venire a capo di delitti e reati destinati, appunto, ad alimentare il circo mediatico. Che si alimenta già da solo, anche davanti ad eventi (vedi il probabile femminicidio di Cassano Magnago) che arrivano subito al dunque giudiziario; al netto, sia chiaro, delle spinte più recondite e di crudeltà della mente umana, a volte impossibile da indagare e comprendere. Soprattutto in tv e sui giornali, fermo restando – sia chiaro – il diritto di cronaca.
