Alla Ubik di Varese il nuovo giallo di Bezzon sui luoghi oscuri dell’animo umano

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VARESE – Ci sono solitudini che passano inosservate, vite che scorrono ai margini di quelle degli altri e verità che si nascondono dietro ciò che sembra evidente. Emiliano Bezzon torna in libreria con “Ti ho visto morire”, un giallo psicologico in cui mette in scena proprio questi cupi lati dell’esistenza umana attraverso due diversi mondi narrativi, paralleli e convergenti al tempo stesso: l’indagine sull’omicidio di una giovane escort viene presentata accanto alla quotidianità di un uomo inetto, un medico che non riesce a costruire legami autentici.

Ambientato in Liguria, tra La Spezia e Genova, il romanzo esplora l’animo umano nei suoi luoghi più oscuri, interrogandosi sui confini tra ossessione e sentimento, solitudine e desiderio, verità e menzogna: sabato 31 ottobre sarà presentato alle 11 alla Ubik di Varese, in un incontro moderato da Luigi Manco. Sarà poi disponibile in libreria e in tutti gli store online a partire dal 6 novembre.

La trama

“Ti ho visto morire” sviluppa due linee narrative parallele. Una giovane escort viene trovata morta nel suo appartamento a La Spezia e ha così inizio un’indagine che fatica a districarsi tra i numerosi sospettati. Parallelamente, il romanzo presenta il vero protagonista: un medico privo di una vita sociale e affettiva, che abita a casa dei genitori e ogni giorno fa il pendolare tra Genova e La Spezia per recarsi al lavoro. Le due vicende sembrano incontrarsi quando il medico giura di aver visto, dal finestrino del treno, un uomo uccidere una donna. Tuttavia, non riesce a capire se si sia trattato di un fatto reale o di un sogno, forse frutto di un momento di riposo durante il viaggio.

Qualcosa riesce finalmente a smuovere l’esistenza della protagonista: i suoi genitori assumono una nuova domestica, affascinante e sicura di sé, e lui inizia a sviluppare una vera e propria ossessione nei suoi confronti. Ma quando decide di partire e andare a trovarla a casa sua, a La Spezia, accade qualcosa di inaspettato. Che gli fa comprendere che la scena vista dal treno forse non era stata un’allucinazione. Da quel momento, il confine tra realtà e immaginazione si fa ancora più labile, mentre l’indagine sembra intrecciarsi con la vicenda personale del protagonista.

Nel romanzo di Bezzon si alternano il tono serrato dell’indagine e la dimensione tragica dell’esistenza immobile del protagonista. Le due vicende delineano altrettante forme di solitudine: quella di un uomo invisibile, incapace di costruire relazioni autentiche, e quella di una donna sfruttata e manipolata, privata della propria libertà.

Un invito a riflettere

“Chiudo gli occhi e mi astraggo, quello sì. Però ascolto i rumori e le voci che mi circondano. Per questo motivo, posso dire che il silenzio assoluto non esiste, nemmeno nelle notti più profonde. Come non esiste il buio totale. Basta attendere un attimo e la vista si adatta, carpendo ogni riflesso, anche minimo, e consentendo all’occhio di distinguere sagome e movimenti”.

Attraverso una narrazione che rende difficile distinguere la realtà dal sogno, il romanzo invita a riflettere sull’ossessione, sulla dipendenza emotiva e sulla fragilità umana, ma anche sull’abuso di potere e sull’assenza di giustizia. Ne emerge un quadro cupo, in cui la solitudine dei personaggi si intreccia con una verità distorta e in cui la giustizia, per quanto tardiva, può arrivare soltanto quando le apparenze vengono finalmente smascherate.

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L’autore

Emiliano Bezzon ha svolto una lunga carriera come comandante della polizia locale in diverse città, acquisendo una profonda conoscenza delle tecniche investigative. Esordisce come giallista con il romanzo “Breva di morte”, scritto a quattro mani con Cristina Preti, come anche “Le verità di Giobbe”, entrambi editi da Eclissi. Con i suoi racconti è stato quattro volte finalista del Garfagnana in Giallo. Altri racconti sono stati pubblicati in diverse antologie edite da Fratelli Frilli Editori e in “Regio Crimen”, pubblicata da Golem Edizioni.

Ha ideato la coppia di investigatrici Giorgia del Rio e Doriana Messina, de “Il manoscritto scomparso di Siddharta” (Robin, 2017), “Il delitto di via Filodrammatici”, “Legami di sangue”, “Delitti al buio” e “Corpi abbandonati” (Fratelli Frilli Editori). Oltre alla narrativa, ha pubblicato un manuale di polizia giudiziaria e altri testi in materia di sicurezza urbana. Da alcuni anni è opinionista nelle trasmissioni dedicate ai casi di cronaca nera, prima in Rai e ora sulle reti Mediaset.

Dimensione onirica e narrazione serrata

Come ha spiegato Francesca Piazza, editore di Golem Edizioni, “‘Ti ho visto morire’ nasce da un racconto che Emiliano mi aveva inviato quest’estate e che mi aveva colpita fin da subito, soprattutto per la capacità di intrecciare la dimensione onirica con una narrazione serrata, precisa e coinvolgente. Da quell’impressione è nata l’idea di trasformarlo in un romanzo, che ha saputo conservare intatta questa sua peculiarità, sviluppandola e arricchendola. Sono certa che saprà conquistare tanto gli amanti del giallo quanto i lettori alla ricerca di una storia più sottile e stratificata, capace di insinuarsi tra le pieghe della narrazione e di addentrarsi nei meandri della psicologia umana. Un racconto in cui il mistero si intreccia alla dimensione onirica, lasciando affiorare una sottile malinconia che accompagna il lettore pagina dopo pagina, tenendolo avvinto fino all’ultima riga”.

“Con una scrittura serrata e la competenza maturata in anni di servizio come comandante della polizia locale, in ‘Ti ho visto morire’ Emiliano Bezzon – così Giulia Bono, editor di Golem – è stato in grado di condurre il lettore nel cuore delle indagini, intrecciandole a temi di grande attualità: la solitudine in una società sempre più soffocante e l’ossessione che può nascere dall’incontro tra due esistenze fragili. La narrazione alterna capitoli introspettivi a interrogatori lucidi e dal ritmo incalzante. Due registri distinti, che riescono a restituire tanto il tormento interiore del protagonista quanto la concretezza del lavoro in questura. Ne emerge una riflessione sottile sulle ingiustizie del mondo contemporaneo”.

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