Il paradosso del PD varesino: granitico in consiglio, diviso sul nome del candidato

Perusin e Gadda, Galimberti al centro, Astuti e Civati

VARESE – Il nome del candidato sindaco, il centrosinistra, lo farà trovare sotto l’albero di Natale. Forse poco prima delle festività, perché è quello l’orizzonte temporale fissato dal campo largo per svelare l’uomo, o la donna, che guiderà la coalizione nel 2027. Ma nel frattempo, sul tema, il Partito Democratico è diventato un “luogo da cui non giunge suono“. Il maggior azionista della truppa, infatti, si muove, si fa sentire sui più svariati temi, siano questi amministrativi o politici, ma quando si affronta il discorso del candidato tace.

Come Penelope

I dem varesini sminuiscono (a parole) l’importanza del nome, sviano l’argomento meglio di Alberto Tomba tra i paletti dello slalom, fanno possesso palla con un tiki-taka che manco il Barcellona di Guardiola riusciva a tradurre in campo, e quando sono al limite dell’area di rigore, come Penelope, disfano la tela, tornano indietro e si rimettono a cucire. Liturgie, in parte giustificate dal fatto che ancora aleggia il possibile terzo mandato, ma in gran parte dal fatto che le anime del campo largo sono tante e non bisogna solleticarle troppo con scelte che avrebbero il sapore dell’imposizione.

E così, facilitati da un centrodestra in ambasce, traccheggiano. Parlano, riflettono, abbozzano nomi e profili, promuovono e bocciano i papabili a seconda delle sensibilità, ma sempre lontano dal proscenio cittadino. E così il rosario dei papabili è diventato quasi un mantra, ma è lontano dal diventare oggetto di confronto nella sede deputata, ovvero quella di via Monte Rosa. Manuela Lozza, batti un colpo!

Il dominus

Partiamo dal dominus, ovvero dal sindaco Davide Galimberti, colui che, più o meno, da 11 anni è il miglior interprete di un campo largo, che nel segreto dell’urna si è rivelato essere a volte sconfinato. Le regole, a oggi, dicono che è a fine corsa. Ma il terzo mandato, che tutti danno per morto e sepolto a Roma, continua ad aleggiare e nel caso in cui dovesse concretizzarsi è chiaro che lui sarebbe l’interprete ter. Nel frattempo lavora per tenere tutti nel solco tracciato e per mettere insieme una lista capace di prendere voti fuori dal perimetro, ma anche dentro i confini dem per continuare ad avere peso anche, eventualmente lontano da Palazzo Estense.

I nomi in gioco

Dopo di lui? Al momento il nulla. Un vuoto però ricco di nomi. Ognuno dei quali ha le carte in regola, ma non ha ancora in mano l’asse pigliatutto. Ma vediamoli questi nomi, che sono ormai il segreto di Pulcinella. Partendo dal primo che è uscito (anche non ufficialmente) allo scoperto: l’assessore Andrea Civati, che però da qualche settimana ha tirato il freno sulla popolarità social. Civati piace di sicuro a una parte del PD, quella più identitaria tra cui ci sono anche i giovani Falchetti, ovvero i consiglieri Giacomo Fisco e Matteo Capriolo. Ma non convince coloro (e non sono pochi) che hanno in mente un alfiere “meno rosso”. E forse anche per questo, per ora, ha messo in sordina l’azione instagrammabile.

Capitolo donne. Da tempo (molto tempo) in uno dei cassetti c’è il nome di Ivana Perusin, che rappresenta una novità per il genere, ma anche la continuità con la filosofia galimbertiana. Poco politica, o meglio partitica (e forse per questo alcuni ambienti dem fanno resistenza), molto pratica, ma soprattutto fuori dagli schemi di una veteropolitica di sinistra. Insomma, una candidata al passo con i tempi, ma che non ha il tempo che vorrebbe scandire l’ala dem più tradizionalista e più legata alle logiche ortodosse.

E, sempre in “campo rosa”, non si può non citare Maria Chiara Gadda. Le sue quotazioni sono al momento in ribasso. La deputata, ex PD, nel suo passaggio a Italia Viva ha lasciato scorie nell’ex casa madre. Ruggini mai levigate che potrebbero essere superate per un’eventuale “ragione di Stato”, ma che oggi stridono. E per lavorarci c’è poco tempo. Tenendo anche conto che Maria Chiara Gadda deve fare i conti con il suo futuro romano. Insomma, al momento ci sono troppi se e troppi ma sulla sua possibile candidatura.

Il quarto papabile è Samuele Astuti. Le sue azioni salgono piano piano come la marea. E come l’acqua, l’idea si è insinuata anche in pezzi di coalizione fino a qualche tempo fa impermeabili. Tutto vero, ma non chiedete lumi al diretto interessato, a meno che non siate in cerca di una smentita che più passa il tempo più diventa di circostanza. Vero è che tra i dem c’è chi dice di non voler cedere al “turismo della democrazia”, tradotto: non c’è spazio per un “papa straniero”. E Astuti è stato sindaco di Malnate, ma a Varese, da una vita, ha contatti e si muove anche in ambienti che non sono esattamente conventicole dem. Ed è – lo definiscono così “i suoi” – una macchina da guerra. I ben informati poi dicono che ha nel senatore Alessandro Alfieri uno dei suoi principali sponsor. E aggiungono con maligna ironia: “Ma solo perché non se lo vuole ritrovare a Roma».

Il nodo delle primarie

Ma il Pd varesino, granitico in sede di consiglio comunale, è diviso sulle modalità per giungere alla scelta del candidato sindaco. C’è chi vede (e vuole) le primarie ed è disposto a correre il rischio di ritrovarsi con qualche sorpresa e chi suggerisce di seguire un tracciato tipo “google map”, meno pop, con meno incognite e più aderente a un partito non più di opposizione, ma saldamente di governo. Tanto più che oggi le primarie sono diventate “lo strumento principe” della Lega, che sta dalla parte opposta.

Pd varese candidati – MALPENSA24