NOVARA – La scossa giudiziaria che ha sfiorato il settore della logistica nel Novarese riaccende i riflettori su un tema cruciale: come vengono gestite e da chi vengono decise le imponenti trasformazioni del territorio?
A porre l’accento sulla questione è il Comitato per Pernate, che parte dagli sviluppi della recente inchiesta della magistratura sugli appalti Anas per chiedere massima trasparenza sui tavoli tecnici istituzionali e sui soggetti privati che vi partecipano.
Il presupposto di partenza è chiaro: la maxi-pratica del polo logistico “T3b” di Pernate (l’insediamento “Novara Ecologistica” proposto da Develog 4 su ben 800mila metri quadrati di terreni agricoli) non risulta tra quelle oggetto dell’inchiesta della Procura e dei Carabinieri.
L’operazione scattata il 29 ottobre – che ha portato a quattro misure cautelari per un’ipotesi di corruzione legata a diverse pratiche infrastrutturali nel Novarese – riguarda altri interventi.
Il Comitato lo specifica chiaramente e senza ambiguità.
Tuttavia, ad unire i due contesti c’è un filo conduttore: la presenza del medesimo interlocutore tecnico.
Il ruolo dello studio milanese e il tavolo in Provincia
Dai documenti e dalle tavole progettuali in possesso del Comitato emerge infatti il ruolo centrale dello studio milanese The Blossom Avenue Partners nel project management del maxi-polo di Pernate.
In particolare, il nome dell’urbanista Marco Dellavalle — cofondatore dello studio e figura finita tra le persone destinate a misura cautelare nell’ambito del blitz sull’Anas — compare negli atti del progetto “Novara Ecologistica” fin dal giugno 2021.
Ma c’è di più. Il Comitato ricostruisce un passaggio chiave avvenuto il 26 luglio 2023, quando la Provincia di Novara ha convocato un tavolo tecnico fondamentale sull’accordo di pianificazione dell’area CIM.
A quel tavolo sedevano i rappresentanti di Regione Piemonte, Provincia, Comune di Novara, CIM e Develog (mentre ne erano esclusi sia i cittadini di Pernate sia il Comune di Galliate).
In quell’occasione fu proprio Dellavalle, per conto dello studio, a prendere la parola per illustrare le soluzioni idrauliche e perfino la proposta economica di Develog, dichiarando — come risulta dal verbale — che la progettazione era già in fase avanzata ed erano note le superfici da impermeabilizzare. Un percorso culminato poi con l’approvazione dell’accordo da parte della Giunta regionale con la DGR 8249 del marzo 2024.
Domande senza risposta: «A quale titolo sedevano a quel tavolo?»
È proprio su questo snodo che si concentrano i dubbi e i quesiti formalizzati dal Comitato per Pernate, già inseriti nella disamina tecnica a supporto del proprio ricorso al TAR: a quale titolo e con quali autorizzazioni formalizzate uno studio professionale esterno, che non figurava tra i soggetti firmatari del piano strategico, ha potuto proporre sistemazioni idrauliche e determinare cifre compensative?Chi ammette i consulenti privati ai tavoli istituzionali, per conto di chi intervengono esattamente e sulla base di quali atti ufficiali le amministrazioni valutano le loro proposte?
Domande che fino ad oggi non hanno trovato risposta, ma che a fronte degli ultimi sviluppi giudiziari assumono un peso ancora più significativo.
«Se da un lato può essere utile che un proponente esponga le sue soluzioni agli uffici», osserva il Comitato, «dall’altro è doveroso che la presenza di consulenti esterni ai tavoli dove si decidono opere, compensazioni e accessi stradali sia pienamente trasparente. I cittadini hanno il diritto di sapere chi interviene, cosa propone e come quelle proposte vengono giudicate dalla pubblica amministrazione prima che le decisioni diventino irrevocabili».
I numeri del consumo di suolo: «Non c’è più tempo»
La richiesta del Comitato non riguarda solo la forma, ma una sostanza fatta di ettari di terra che scompaiono.
I dati citati a supporto sono impietosi: la mappa comunale aggiornata a metà 2023 contava nel Novarese già 28 insediamenti logistici per 3,4 milioni di metri quadrati, a cui si aggiungevano altri 12 interventi in istruttoria per ulteriori 3 milioni di mq. Un quadro confermato dal Rapporto ISPRA 2026, secondo cui la provincia di Novara ha perso ben 575 ettari netti di suolo tra il 2019 e il 2025.
Di fronte a trasformazioni di questo impatto, la trasparenza non può essere un “dopo”.
Da qui la richiesta perentoria del Comitato alle istituzioni: rendere subito pubblici e accessibili tutti i verbali, gli inviti, le lettere di incarico e i contributi dei soggetti esterni ammessi ai tavoli tecnici, garantendo un vero confronto pubblico prima delle firme definitive.
E poi la conclusione: il Comitato continuerà a seguire la vicenda attraverso gli atti e le sedi istituzionali. La battaglia non è finita. Anzi.
