NOVARA – L’ingegner Marco Perna, ai vertici della struttura territoriale piemontese, e i geometri Massimo De Felici e Vincenzo Siracusa, tutti dipendenti locali dell’ente stradale. Accanto a loro, l’architetto milanese Marco Dellavalle, co-fondatore dello studio The Blossom Avenue Partners (da cui si era già dimesso).
Sono i quattro nomi finiti ai domiciliari su disposizione del gip Niccolò Bencini, nell’ambito della nuova bufera giudiziaria coordinata dal pm Silvia Baglivo ed eseguita dai Carabinieri di Novara.
Tre, invece, le persone iscritte nel registro degli indagati a piede libero, tra cui figura anche un socio dello stesso studio milanese.
Di fronte al blitz, Anas è corsa ai ripari: la società ha comunicato la totale disponibilità a collaborare con gli inquirenti, ma ha anche fatto scattare la sospensione cautelativa da ogni incarico nei confronti dei tre propri dipendenti coinvolti, in attesa che vengano chiarite le singole responsabilità.
Le ombre sfiorano maxi-trasformazioni della logistica
Un’inchiesta che getta ombre e fa sorgere interrogativi sulle grandi partite di trasformazione territoriale collegate al settore della logistica tra Novarese e Ticino. Sia quelle citate direttamente nell’inchiesta come il Centro Interportuale Merci di Novara, i progetti lungo l’asta Corso Vercelli, il Borgo di
Agognate, gli interventi relativi all’ambito T9 di S.Agabio-Boschetto), il polo logistico di Cameri e quello di Trecate lungo la Statale 11. Ma anche i maxi-progetti più dibattuti e poi rimasti solo sulla carta, come l’ipotesi dell’hub nell’area di Pernate.
Arredi e hi-tech in cambio di pratiche veloci
Secondo la ricostruzione dell’accusa, il sistema ruotava attorno a una vera e propria «messa a disposizione» dei pubblici uffici. In cambio di utilità di vario genere — mobili, arredi di pregio, dispositivi elettronici e altri benefit — i tre referenti dell’azienda stradale avrebbero garantito corsie preferenziali all’architetto milanese. L’obiettivo? Accelerare l’iter delle pratiche edilizie e viabilistiche che lo studio seguiva per conto di diversi clienti nei comuni della provincia, con un focus spiccato sui territori di Novara, Trecate e Cameri.
Il filone nato dalle intercettazioni sulla criminalità
La vicenda rappresenta il secondo capitolo di un’indagine più complessa sulle manutenzioni e sulla gestione delle procedure in capo all’ente strade. Se la prima tranche — esplosa lo scorso luglio — toccava appalti per il verde pubblico legati a una ditta partenopea, questo nuovo filone prende forma da molto più lontano.
Le radici dell’inchiesta affondano infatti nel 2022, a margine di un’imponente indagine della Dda di Torino sulla criminalità organizzata nell’Alto Novarese (sfociata quest’estate negli arresti per usura, estorsione e traffico di rifiuti connessi alle Cave di Romagnano). Dall’ascolto di una conversazione telefonica tra un imprenditore e un uomo dell’Anas, gli investigatori del Nucleo Informativo hanno intercettato i primi elementi sospetti, girando le carte alla Procura di Novara e scoperchiando il vaso di Pandora che ha portato alle misure di questi giorni.
