Verso il congresso Lega, Cassani: «Io antisalviniano? Un’etichetta sbagliata»

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Andrea Cassani

VARESE – «Io antisalviniano? È un’etichetta che mi è stata appiccicata addosso. La realtà è un’altra, ovvero che ho sempre lavorato e continuo a lavorare per l’unità e il bene della Lega». Se Mirko Reto batte un colpo annunciando la sua candidatura a segretario provinciale, Andrea Cassani, l’uscente pronto a cercare il bis, non si tira indietro.

E domenica 8 novembre, nella Sala Piotti di via IV Novembre ad Albizzate, si consumerà il congresso provinciale della Lega, che non sarà unitario e che, sulla base dei risultati, ma soprattutto dei numeri, potrebbe dare una serie di indicazioni politiche. Si parte alle 9.30, con la seconda convocazione e, per facilitare l’affluenza dei militanti con diritto al voto, le urne rimarranno aperte fino alle 13.30.

Cassani, Reto la sfida ma premette che in caso di vittoria lei sarà il primo a cui chiederà di collaborare. Cioè, ci faccia capire, sarà un congresso vero o una manfrina?
«Quello che ha detto Reto vale anche per me. In campo non ci sono questioni personali, lui ha presentato la sua candidatura poiché ritiene di portare avanti un programma differente dal mio e crede di poter migliorare la conduzione del partito. Io dico che tutto questo avrebbe potuto farlo anche senza candidarsi. A Reto faccio il mio sincero “in bocca al lupo”».

Se l’aspettava la candidatura del sindaco di Casciago? 
«Era nell’aria da settimane, se non da mesi. In Lega non è certo una novità. Ecco, pensavo di riuscire a parlargli prima del suo annuncio per trovare un equilibrio. Non è accaduto, lui si è candidato e, ripeto, è legittimo che giochi la sua partita».

I toni dei candidati sono pacati, ma il rischio di una Lega spaccata a livello provinciale è alto. Preoccupato? 
«Io questo rischio non lo vedo. Vedo invece che in campo ci sono due modi di intendere la conduzione del partito in provincia di Varese. Vediamo quale sarà la proposta programmatica di Reto. Credo invece che in questo momento tutti siamo utili al movimento e tutti dobbiamo dimostrare di essere leghisti che portano avanti ideali, valori e che sanno parlare ai nostri imprenditori, ai nostri cittadini e ai nostri militanti».

Va bene. Intanto però, dopo la vittoria di Salvini al Federale, in provincia di Varese la segreteria è contesa da due leghisti non esattamente salviniani. Sarà un congresso quanto meno particolare? 
«Tre anni fa non mi candidai come salviniano, come ora non sono il candidato contro Salvini. Questi sono stereotipi che mi sono stati appiccicati addosso e che non intendo inseguire. Forse nel congresso precedente è stata la presenza di Giuseppe Longhin, antisalviniano a far sì che io passassi come uomo del segretario federale. Comunque queste sono etichette alle quali non bado. Io sono leghista e voglio il bene della Lega, anche quando espongo qualche critica».

A tanti se non a tutti la convocazione del congresso a una data così vicina è parsa come un blitz a suo vantaggio. Cosa risponde? 
«Ma quale blitz. È da marzo che c’è un’indicazione del Federale di fare i congressi entro il mese di ottobre. In tal senso ho lavorato, abbiamo svolto tutti i congressi cittadini e, se non ci fosse stato il congresso federale straordinario, l’avrei già convocato. E questo era chiaro. Chi parla di blitz mente sapendo di mentire».

Un’ultima domanda: non teme che possa arrivare il commissariamento? 
«Non vedo né una ragione politica, né una spiegazione amministrativa per cui si possa verificare tale ipotesi. Forse il rischio ci sarebbe stato se avessi tirato in lungo. Siccome il congresso doveva essere convocato e chi lo deve fare è il segretario in carica, credo di aver fatto tutto secondo le regole. No, non vedo questa possibilità».

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