BESNATE – È Antonio Fasciani, operaio besnatese di 57 anni, la vittima dell’incidente sul lavoro avvenuto ieri – mercoledì 4 novembre – nel Polo petrolchimico di San Martino di Trecate, alle porte di Novara. L’uomo è morto dopo essere rimasto schiacciato dal braccio metallico di una gru all’interno di un cantiere allestito per l’ampliamento di uno stabilimento in via Vigevano. Fasciani lavorava da quasi 40 anni come gruista per un’azienda di Cardano al Campo.
Il cordoglio del sindaco
Sulla tragedia si è espresso il sindaco di Besnate, Giovanni Corbo. «La scomparsa di un nostro concittadino è sempre un lutto che riguarda l’intera comunità. Morire per un incidente sul lavoro rende ancora più sconvolgente questa notizia. Le morti sul lavoro rappresentano un dramma che il nostro mondo produttivo deve affrontare con sempre più sensibilità. Ai familiari di Antonio Fasciani va tutto il nostro cordoglio».
La dinamica
L’incidente si è verificato poco prima delle 14. L’uomo ha riportato traumi gravissimi. Immediata la macchina dei soccorsi: sul posto sono intervenuti i sanitari del 118, i Vigili del fuoco e i Carabinieri. I soccorritori hanno immediatamente pratico le manovre di rianimazione sul posto, prima di trasportare d’urgenza il 57enne all’ospedale Maggiore di Novara. A nulla è servita la corsa disperata, i medici non hanno potuto fare altro che constatare il decesso dell’uomo.
Cultura della sicurezza
Sulla sensibilizzazione attorno al tema delle morti bianche sta lavorando da tempo Samuele Astuti (Pd), vicepresidente della Commissione speciale sulla salute e sicurezza sui luoghi di lavoro e consigliere regionale. «L’emergenza è cronica – spiega -, ogni anno non vediamo miglioramenti rispetto al precedente, il che dimostra che quanto fatto finora non è sufficiente né efficace. Fatica ancora ad affermarsi una diffusa cultura della sicurezza sul lavoro».
I dati
E Astuti allarga lo sguardo, prendendo in considerazione i dati di tutta Italia. «Colpisce che tra le vittime gli stranieri siano 221 su un totale di 823 con una crescita di quasi il 30% rispetto allo stesso periodo del 2025. Il rischio di morte sul lavoro è tre volte superiore rispetto a quello dei lavoratori italiani. Questo impone che la formazione sia comprensibile a tutti, altrimenti diventa del tutto inutile». Ancora: «I lavoratori devono, almeno in una prima fase, poter apprendere le nozioni di sicurezza nella loro lingua madre. Questo mentre sono accompagnati da mediatori culturali in un percorso di apprendimento italiano. Per tutti, la formazione non può ridursi a poche lezioni frontali. Deve essere mirata al rischio specifico del lavoratore e anche pratica. Bisogna prevedere break formativi alle macchine, con brevi sessioni di addestramento». Conclude il consigliere: «Oltre alla formazione è necessario garantire controlli, rimediando alla cronica carenza di personale ispettivo nei servizi di Prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro delle Ats e negli ispettorati territoriali del lavoro. Per fare questo è necessario assumere personale stabile, valorizzandone l’attività, e prima ancora promuovere corsi di ingegneria della sicurezza per preparare le figure professionali necessarie».
Tragedia sul lavoro a Trecate: muore operaio 57enne varesino schiacciato da una gru
