Omicidio Ravasio, la difesa di Ariane attacca la Procura: «Solo supposizioni, va assolta»

Nella foto Ariane Pereira

BUSTO ARSIZIO – «Il processo non è innamoramento di una tesi accusatoria». Parte da questa affermazione l’arringa dell’avvocato Gianluca Crusco, difensore di Ariane Pereira Bezerra da Silva, imputata davanti alla Corte d’Assise per l’omicidio premeditato di Fabio Ravasio. Nell’udienza di giovedì 5 novembre, il legale ha chiesto l’assoluzione della donna, contestando la ricostruzione della Procura e la solidità degli elementi raccolti a suo carico. La richiesta arriva dopo che, nelle scorse settimane, il pubblico ministero Ciro Caramore aveva sollecitato la condanna all’ergastolo per l’imputata.

La contestazione alla Procura

«Il pubblico ministero si è innamorato di un’ipotesi accusatoria», ha sostenuto Crusco, ricordando che il giudizio deve fondarsi non sugli elementi acquisiti durante le indagini preliminari, ma sulle prove formate in dibattimento, nel contraddittorio tra le parti. Nel corso della sua arringa, il difensore ha parlato più volte di «supposizioni investigative», contestando in particolare la ricostruzione di una presunta triangolazione di telefonate tra Ariane, il suo allora compagno e la madre, Adilma Pereira Carneiro, subito dopo l’investimento mortale di Ravasio. Secondo la difesa, questa ricostruzione non troverebbe conferma nei tabulati telefonici. Le annotazioni tecniche depositate sui dispositivi dell’imputata, ha evidenziato il legale, non avrebbero infatti rilevato «comunicazioni di interesse» sotto il profilo penale.

I messaggi e la ricerca del killer

Crusco ha poi messo in discussione la credibilità di Massimo Ferretti, all’epoca dei fatti legato sentimentalmente alla madre dell’imputata, richiamando anche il contenuto dei messaggi scambiati tra Ariane e Mohammed Dahibi, uno degli otto imputati condannati in primo grado nel processo per l’omicidio. Le conversazioni, risalenti al periodo compreso tra l’8 e il 14 luglio, sono state considerate dalla Procura un elemento utile a ricostruire una seconda fase della ricerca di un esecutore materiale, dopo il fallimento del tentativo di Ferretti di rivolgersi a un ultras della curva rossonera. Per la difesa, tuttavia, i messaggi non consentirebbero un’interpretazione univoca e, soprattutto, non dimostrerebbero che la donna fosse impegnata nella ricerca di un killer per uccidere Ravasio.

La frase sugli «zingari di Magenta»

Nel mirino del legale anche una frase attribuita ad Ariane dallo stesso Ferretti. Durante un incontro al bar, al quale avrebbero partecipato l’imputata, il suo compagno e la madre, mentre si discuteva delle difficoltà nel trovare qualcuno disposto a commettere un omicidio su commissione, la donna avrebbe suggerito di cercare tra «gli zingari di Magenta». Secondo Crusco, anche questo episodio non rappresenterebbe una prova del coinvolgimento dell’imputata. Il difensore ha sottolineato che dalle testimonianze non sarebbero emerse reazioni significative da parte dei presenti, con la possibile eccezione di Adilma Pereira Carneiro, sulla cui reazione non sarebbero comunque emerse certezze. Inoltre, ha osservato la difesa, non risulterebbe che a quella indicazione sia seguita un’effettiva ricerca nell’ambiente indicato dalla donna.

Il silenzio dell’imputata

L’avvocato Crusco ha infine contestato il significato attribuito dalle parti civili alla decisione di Ariane di non sottoporsi all’esame in aula. I legali dei genitori di Ravasio avevano sostenuto che la scelta di non rispondere alle domande avesse contribuito a consolidare il quadro indiziario delineato dall’accusa. Una lettura respinta con fermezza dalla difesa. «È inaccettabile definire valutabile la condotta silente», ha affermato Crusco, sostenendo che la scelta dell’imputata sarebbe maturata alla luce di un «compendio probatorio fallato in molti punti». «È un suo diritto», ha aggiunto il legale, escludendo che il silenzio possa essere interpretato come un’accettazione delle contestazioni o come l’assenza di ipotesi alternative rispetto alla ricostruzione accusatoria.

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