FdI è diventato grande. Marco Colombo: «Abbiamo 100 Fratelli nei Comuni»

Il selfie dei Fratelli con Marco Colombo a destra

VARESE – I Fratelli, a lungo definiti come il partito senza classe dirigente sul territorio, sono diventati grandi. Non in termini percentuali, poiché saranno le prossime elezioni amministrative in una quarantina di comuni nel Varesotto, a dare la cifra esatta, ma come presenza nelle amministrazioni. E della crescita di FdI in provincia di Varese ne parla Marco Colombo, presidente del consiglio comunale a Gallarate e responsabile provinciale degli Enti Locali.

Colombo, i Fratelli sono diventati grandi. Lo possiamo dire, anche se bisogna attendere le amministrative del 2027 per vedere quanto, in termini percentuali? 
«In questi anni il refrain era che Fratelli d’Italia fosse un partito senza classe dirigente e poco radicato sul territorio. Oggi i numeri dicono altro. Ovvero, abbiamo un centinaio di amministratori tra sindaci, assessori e consiglieri comunali. Tra questi vi sono uomini e donne che hanno scelto FdI provenendo da altri partiti, ma anche molti “nativi” meloniani, ovvero nostri militanti da tempo. Posso anche aggiungere un dato?».

Certo
«Siamo cresciuti anche sotto il profilo dell’organizzazione all’interno dei consigli comunali. Un esempio è la mozione che i nostri consiglieri presenteranno in tutte le assise civiche della provincia di Varese a sostegno delle forze dell’ordine».

Però, anche in coalizione c’è sempre chi a tutto antepone un però, ovvero, le percentuali locali dicono altro. È così?
«Io guardo i fatti. E questi dicono che qualche mese fa, in tutti i comuni che sono andati al voto nel Varesotto, Fratelli d’Italia ha portato a casa una dozzina di nuovi amministratori ed è stata decisiva per vincere a Luino, Somma Lombardo, Casorate e Origgio. In questi ultimi due comuni non eravamo presenti in consiglio e ora lo siamo».

Allora perché, all’interno del centrodestra, non riuscite ancora a essere il partito che si impone soprattutto in quelle situazioni, pensiamo a Varese, dove si fa fatica a trovare il nome di un candidato? 
«Imporre è un verbo che non mi piace declinare in politica. Noi abbiamo la responsabilità di mettere tutti i nostri alleati attorno a un tavolo. Fratelli d’Italia è il primo partito del centrodestra, ma il suo compito è quello di coordinare per arrivare a una soluzione condivisa, non di imporre».

Quindi non imponete, coordinate, ma intanto i giochi per i candidati sindaco a Busto, Gallarate e soprattutto Varese potrebbero venire calati dall’alto. Lei è referente degli Enti locali, non rischia di “lavorare” per niente?
«Noi stiamo lavorando su tutti i tavoli dei comuni al voto. È chiaro, ma non lo scopro certo io, che per quanto riguarda Gallarate, Busto e Varese bisogna tenere in considerazione l’intero panorama politico regionale e nazionale. Il che, sia chiaro, non significa avere candidati calati dall’alto. È sempre una questione dialettica».

Busto-Gallarate però la staffetta per il sindaco tra Lega e Fratelli d’Italia sembra assodata. Anche il suo presidente provinciale Andrea Pellicini si è espresso in tal senso alla festa del partito a Busto. Dobbiamo aspettarci sorprese?
«Al di là dei desiderata di ogni singola segreteria cittadina, dopo 10 anni e senza la possibilità per i sindaci uscenti di ricandidarsi per il terzo mandato, credo sia legittimo fare altri ragionamenti. Anche per evitare il rischio di creare situazioni di staticità all’interno delle città, della coalizione e dei partiti stessi. Io credo che rinnovare sia importante».

Lo dice da referente provinciale degli Enti Locali o da candidato sindaco in pectore per Fratelli d’Italia a Gallarate? 
«Non sono certo un tipo che si nasconde. E non ho problemi a dire che mi lusinga il fatto che ci sia il mio nome tra i possibili candidati a guidare la mia città. Ma sono convinto che da qui in avanti si debba fare un percorso insieme agli alleati e si debbano rispettare le varie sensibilità. Solo così potremo arrivare ad avere un nome condiviso, e sottolineo condiviso, da tutto il centrodestra».

La prima chiamata alle urne nel 2027, anche se di secondo livello, dovrebbe essere l’elezione del consiglio e del presidente della Provincia. A questo giro il centrodestra riuscirà a presentarsi, ma soprattutto a votare in maniera compatta la guida di Villa Recalcati? 
«A livello provinciale Forza Italia non si è ancora espressa sulla posizione che intende tenere in Provincia. Mentre a livello cittadino è e sarà nel centrodestra. Posso dire che c’è la volontà di trovare un percorso condiviso anche per Villa Recalcati. Però mi sia consentito di porre una domanda…».

Cioè? 
«Quindi al Partito Democratico va bene appoggiare un candidato civico “promiscuo” e che va a fasi alterne senza invece esprimere un proprio uomo? Eppure, mi pare che al PD non manchino buoni amministratori nel Varesotto».

Colombo, ci scusi, torniamo a guardare nel perimetro politico al quale appartiene. Voi avete o non avete uomini da candidare alla presidenza di Villa Recalcati? 
«Certo, abbiamo messo sul tavolo due nomi: quello di Marco Colombo, un mio omonimo, sindaco di Daverio, e quello di Pietro Zappamiglio, sindaco di Gorla Maggiore. Stiamo attendendo che anche i nostri alleati facciano i loro nomi per poi fare sintesi. Questo perché FdI ha in mente una Provincia guidata da un presidente che abbia un progetto politico. Marco Magrini, con questa maggioranza impura, ha fatto opere importanti, ma a pioggia e spesso slegate tra loro».

Lei si ricandida a consigliere provinciale? 
«È difficile rispondere ora a questa domanda. In questi anni da consigliere posso dire di essermi innamorato della nostra Provincia. È anche vero, però, che in questi quattro anni il nostro partito è cresciuto e abbiamo diversi profili che possono continuare il percorso. Mi ricandido? Vedremo».

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