A BA Book il lato “dolce” di Serena Bortone. No comment sul caso Scurati

BUSTO ARSIZIO – “A te vicino così dolce”: a BA Book, di fronte ad una sala Tramogge “sold out” ai Molini Marzoli, si parla solo del libro di Serena Bortone, la giornalista Rai protagonista del “caso Scurati”, il monologo sul delitto Matteotti censurato nella sua trasmissione “Chesarà”. Del resto anche al Salone del Libro di Torino la conduttrice aveva dribblato le domande dei colleghi proclamando serenità e affermando che la vicenda era nelle mani di «avvocati e sindacato». Il pienone in sala alle 6 di sera di certo è una conferma del «grande successo» che sta riscuotendo BA Book, come sottolinea la vicesindaco e assessore alla cultura Manuela Maffioli, in sala insieme all’assessore alle politiche educative Daniela Cerana.

Il libro

Così nell’ora abbondante di chiacchierata con Consuelo Sozzi, Serena Bortone ha approfondito contenuti e motivazioni del suo libro “A te vicino così dolce”, una storia adolescenziale che vede protagonisti un suo amico, Paolo, nato biologicamente donna e diventato uomo. «Al Salone mi sono commossa – ha confessato Bortone – perché ho pensato “caro Paolo, amico mio, ti ho portato fin qui”». Ma il tema della transizione spesso viene considerato ancora tabù: «È ovvio che è un argomento che desta sconcerto. Non penso tutto sia facile, ma ognuno di noi – etero, gay, trans, cis – ha diritto di trovare il proprio posto nel mondo. Se non lede l’altro, qual è il problema? Io avevo voglia di raccontare quel dolore. Anche perché da ragazzina nei confronti di Paolo non ho avuto quell’empatia che ci vorrebbe in questi casi». E Serena Bortone non crede al “mito” della dittatura LGBT: «Non esiste perché sono loro che vengono discriminati e presi a botte, non gli eterosessualità – sostiene la giornalista – la dittatura era quella fascista che imponeva di essere balilla, o quella comunista che imponeva le divise nella Cina di Mao o il passo marziale nella piazza Rossa. L’omologazione è dittatura, noi siamo figli dell’illuminismo, della capacità cristiana di riconoscere la persona diversa da noi».

Il coraggio

Ma la giornalista non vuole arrivare a parlare di un atto di coraggio. «Il coraggio ce l’hanno le donne che lavorano fino a tardi per due lire, le mamme dei ragazzi disabili, i lavoratori precari. Io mi prendo solo i rischi di non piacere abbastanza agli altri. Ma senza coraggio, che campi a fare?». E idealmente si chiude il sipario, con un fragoroso applauso per Serena Bortone, prima dell’immancabile firmacopie con dediche personalizzate dell’autrice. E di una visita dedicata del “gioiello” bustocco della Biblioteca Capitolare accompagnata dalla vicesindaco e assessore alla cultura Manuela Maffioli.

busto arsizio serena bortone – MALPENSA24
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