A Olgiate il calcio torna protagonista con la promozione in Seconda dell’Asco

La festa in campo

OLGIATE OLONA – C’è stato un tempo in cui indossare la maglia della squadra di calcio del paese, quella dell’Asco per intenderci, per chi era un ragazzino in quegli anni, era quasi come arrivare in nazionale. Erano i ruggenti (per il calcio olgiatese) anni Settanta e Ottanta. E quel tempo, ieri, domenica 13 aprile, di colpo sembra essere diventato presente con la promozione dalla Terza alla Seconda categoria.

La rinata Associazione Sportiva Calcio Olgiate ha vinto l’ultima partita del campionato in goleada e ha così messo a segno il sorpasso in classifica ai danni della Cedratese, conquistando la promozione diretta. E quando di mezzo c’è un campionato vinto e la storia che ritorna, la categoria di appartenenza sbiadisce a favore di vecchie e nuove emozioni.

Come l’Araba Fenice

Con una promozione in tasca, si può davvero dire che il calcio a Olgiate Olona è finalmente tornato protagonista. Quando in campo c’è un pallone che rotola, bellezza, il campanilismo fa battere il cuore. La società di calcio “made in Olgiate” di fatto è rinata più o meno un anno fa. Giusto in tempo per mettere insieme la squadra e partire dal gradino più basso del cosmo del calcio: la Terza categoria. Con il campo da gioco al Gerbone. Il vecchio comunale, la vera casa dell’Asco, non c’è più da anni. Al posto dello storico impianto di via Diaz oggi c’è il nuovo palazzetto e al centro sportivo Sergio Gambini (una delle bandiere del calcio locale) gioca l’ibrida Valle Olona (un po’ Olgiate e tanto Fagnano). A cucire il nuovo progetto con tanto cuore, competenza e pochi soldi sono stati Orazio Carnelli, presidente della rinata Asco e volto noto del pallone olgiatese e un gruppo di appassionati. «Abbiamo sempre voluto colmare un vuoto sportivo – racconta ora Carnelli parlando al plurale- e soprattutto riannodare i fili della storia».

Pane e salame

Ora viene il bello. Ma partire e vincere è un ricostituente pazzesco. «Vogliamo goderci questo traguardo», continua Carnelli che prima di tutto ringrazia chi come lui ha creduto fin dall’inizio al progetto, lo staff tecnico e il mister Vessella, la squadra e tutti coloro che in questo campionato sono venuti a sostenere la squadra. «Una cosa è certa, il nostro obiettivo è continuare a fare calcio con i valori che hanno fatto rinascere e vincere l’Asco».

Ovvero? «La nostra vittoria è ancora più bella perché è stata genuina. Abbiamo costruito un gruppo, organizzato qualche cena. Un modo di fare calcio “pane e salame” che ci piacerebbe portare avanti nel nome di chi, negli anni Settanta e Ottanta ha dato una mano alla società». E qui si apre lo scrigno dei ricordi: dalla fondazione, Anno 1970, «al bar Dora» a un mini elenco di nomi che costituiscono il famedio dell’Asco. «Spero di non dimenticare nessuno – conclude Carnelli – ma questa vittoria la vorrei dedicare anche a Carlo Puddu, Zaccaria, Lorenzo Giavarini, Lorenzo Favena, Lorenzo Venturelli, Natale Muggiasca e Agostino Bernardi».

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