PONTIDA – Le strette di mano rifiutate a Matteo Salvini, il gesto di stizza che Ignazio La Russa ha rivolto al popolo leghista che scandiva “se-ces-sio-ne“, i fischi all’ex primo ministro Mario Monti e il campionario di cori padani (compreso un “veder bruciare il tricolore”) sono forse le immagini più d’impatto che il funerale di Umberto Bossi ha lasciato in questa domenica (giorno 22) di marzo.
«Per cortesia… grazie»
Ma l’immagine che davvero potrebbe passare alla storia è quella in cui Giancarlo Giorgetti prende il microfono dalle mani di un cerimoniere e rivolgendosi agli irrequieti padani e ai cori irriverenti, in quel frangente dice: «Per cortesia… grazie». Il ministro laghée non ha nemmeno bisogno di dire “basta” per far tacere quei cori fuori luogo, per far tornare in rispettoso silenzio tutte le differenti anime leghiste. Quel popolo, un tempo unito nel nome del Capo e oggi diviso e un po’ logoro, riconosce il linguaggio di Giorgetti, e torna a essere “uno” davanti all’invito alla calma. Il ministro parla al militante ignoto, ai tanti che davanti all’abbazia di San Giacomo non avevano nomi, cognomi e nemmeno un volto, ma tutti un’unica bandiera. I padani della prima e dell’ultima ora hanno riconosciuto il leader.
Una presenza che pone interrogativi
Riavvolgiamo il nastro. Al mattino (di domenica 22 marzo). La piazza davanti all’abbazia si va via via riempiendosi. A dividere il sacro (la chiesa) dal “profano” due file di transenne: di qua il popolo, di là le istituzioni e la politica. Sul sagrato ci sono, tra i tanti, due uomini, due volti conosciuti e riconosciuti. Un leghista e un ex leghista. I due si incrociano, si parlano e poi ognuno per la sua strada.
Entrambi sono lì ad accogliere. Uno è Giancarlo Giorgetti, ha salutato il suo popolo, tutti i leader arrivati per dare l’addio al Senatur, e ha abbracciato la moglie di Bossi, Manuela Marrone e i figli del Capo. L’altro è Marco Reguzzoni, che è poi salito accanto a Letizia Moratti.
«L’hai visto?», domanda un leghista al termine delle cerimonia funebre. Risposta: «Chi?». Contro risposta: «”Il” Reguzzoni. Se sta pensando di tornare è meglio che cambi idea. È andato in Forza Italia e pensa di essere ancora uno della Lega». E il padano che ci avvicina non è l’unico ad aver notato e commentato (con parole diverse, ma medesima sostanza) la presenza del bustocco. E non è nemmeno l’unico a cui è sorto il dubbio sul suo essere “un po’ troppo” – dicono negli ambienti padani – in prima linea.
Chi invece non si è fatto troppe domande e con il silenzio ha riconosciuto l’autorevole voce del leader è il popolo delle “tante leghe, una Lega”, che ha applaudito Luca Zaia, Attilio Fontana e ha obbedito a Giorgetti.
