L’addio al prof Armocida nella sua Ispra. «Narrava il bello e cercava la verità»

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ISPRA – L’ultimo addio a Giuseppe Armocida, scomparso lo scorso mercoledì all’età di 79 anni, è stato nella sua Ispra. Oggi pomeriggio, venerdì 20 febbraio, si sono svolte le esequie presso la chiesa di San Martino. A salutare il docente universitario, nome noto della cultura varesina, i tanti che hanno condiviso con lui una parte di cammino in ambito accademico e istituzionale (nel video qui sotto le voci). Una vita in cui Armocida è stato tante cose: professore, medico psichiatra, storico, scrittore e amministratore. 

Tre rettori per Giugi

Nel giorno in cui l’amministrazione comunale di Ispra ha proclamato una giornata di lutto cittadino sono arrivati ad Ispra per porgergli l’ultimo saluto ben tre rettori dell’Università dell’Insubria, di cui è stato uno dei padri fondatori. C’erano Renzo Dionigi, colui che lo chiamò a lavorare nell’ateneo varesino, Alberto Coen Porisini e l’attuale rettrice Maria Pierro. Quindi i sindaci di Ispra, Varese e Orino: Rosalina Di Spirito, Davide Galimberti e Federico Raos. E il presidente della Provincia Marco Magrini. Ma anche tanti colleghi docenti universitari e molti protagonisti della vita culturale varesina.

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Pierro, Dionigi e Coen Porisini: tre rettori hanno salutato Armocida

Cercava la verità

Armocida per tutti era semplicemente Giugi. Così l’ha chiamato più volte durante l’omelia il parroco don Maurizio Villa. «Ciascuno di noi – ha esordito – potrebbe raccontare molte cose su di lui, a partire dalla passione per lo studio, l’insegnamento e i suoi amati libri, tanto che si definiva lui stesso un bibliomane. Amava questo paese, di cui ha investigato le radici. Tanti ricordi che sarà bene custodire come eredità preziosa per Ispra. È stato un appassionato cercatore della verità, di ogni cosa che faceva e viveva». Lo ha ricordato come un uomo molto razionale, un uomo di scienza. Ma anche di fede. «Non sono in contraddizione, ma sono complementari», ha detto. «Un dono per Giugi – ha poi aggiunto – sono stati i tanti amici, tutti voi che siete qui oggi a salutarlo e ringraziarlo per ciò che ha donato a questa comunità». 

Il viaggio verso casa

Quindi l’ha voluto ricordare leggendo un passaggio di un suo libretto pubblicato nel 2024, intitolato Discorsetto sul piacere di non viaggiare. Uno dei suoi ultimi scritti, una sorta di testamento spirituale in cui Armocida si racconta, a partire dalla sua avversione per i viaggi: l’unico che amava era quello del ritorno a casa. «Quello che desideravo più di ogni altro era il viaggio del ritorno», scriveva Armocida due anni fa. «Ora caro Giugi sei tornato a casa – ha detto il parroco – hai compiuto il viaggio di ritorno, non solo perché sei tornato nella tua casa prima di morire. Sei tornato a casa perché sei tornato nel cuore di Dio».

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Il prof Armocida in una foto del 2003 dall’Archivio dell’Università dell’Insubria

Narratore del bello

Al termine del rito il sindaco Rosalina Di Spirito ha voluto ricordare colui che è stato un suo predecessore, ma soprattutto una grande figura di ispirazione: oltre al ruolo di assessore alla cultura nel Comune di Varese Armocida ricoprì infatti anche la carica di primo cittadino di Ispra dal 1990 al 1995. Lo ha ricordato come “narratore del bello”. «Ha dedicato la sua vita alla conoscenza dell’intimo umano e alla storia anche del nostro paese, lasciando i tanti contributi scientifici al nostro territorio e alla sua amata Ispra – ha detto il sindaco – la sua eredità intellettuale continuerà nel tempo, verrà raccolta e sarà di scientifica ispirazione. Ispra perde un suo illustre cittadino, che non si è mai sottratto di condividere e di trasmettere in ogni occasione, sopratutto alle nuove generazioni che ha sempre voluto incontrare con tanto bene, tutte le conoscenze acquisite in una vita sui libri. Ispra è profondamente grata al professore Giugi Armocida». Un breve ma commosso saluto anche da parte del presidente della Provincia Marco Magrini, che lo ha ricordato con tanta emozione. «Devo ringraziarlo per i tanti consigli e per quell’ironia che aveva, mancherà a tutti noi».

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