Agesp spa, c’è il bando per il nuovo cda. Ferrario (lega) in pole per la presidenza

L'ex vice sindaco Stefano Ferrario

BUSTO ARSIZIO – C’è il bando, pubblicato proprio in questi giorni, e bisognerà attendere la presentazione dei curriculum. Ma la presidenza del cda di Agesp spa, dopo lo scossone dei giorni scorsi con le dimissioni dei due consiglieri di amministrazione, sarà una partita interna alla Lega.

Forza Italia si chiama fuori

Dopo le dimissioni dei consiglieri Francesca Tallarida e Andrea Tomasini, che di fatto hanno sfiduciato il presidente leghista della partecipata Alessandro Della Marra, Forza Italia sembrava essere intenzionata a chiedere la presidenza. In realtà gli azzurri si sono chiamati fuori, lasciando il boccino nelle mani del Carroccio. E così l’ipotesi che a succedere a Della Marra sia l’ex vicesindaco Stefano Ferrario (anche lui leghista) ha preso quota ed è ora una concreta possibilità.

Ora, con un bando aperto, non c’è certezza fino al termine della partita. Ma i ben informati, oltre a confermare la candidatura di Ferrario, fanno sostengono che lo stesso Della Marra, pur avendo poche chance per come si sono messe le cose, stia pensando di giocare comunque la partita.

Chiarezza sulle dimissioni

Resta però aperta la questione del perché i due consiglieri abbiano deciso di rassegnare le dimissioni. Sfiducia nel presidente? Questo appare lampante, soprattutto alla luce di quanto si racconta nei corridoi politici: pare, infatti, che da tempo all’interno del cda non ci fosse più armonia tra presidente e consiglieri. Qualcuno aggiunge che il consiglio di amministrazione abbia retto poiché in ballo c’erano alcune questioni da chiarire.

Ricostruire le ragioni è complicato, poiché di mezzo ci sono questioni di gestione societaria legate alla direzione. Quadro che si potrebbe così riassumere, semplificando: il presidente Della Marra, sulla base di alcuni documenti, ha prospettato elementi di irregolarità chiedendo una relazione su atti societari del presente e del recente passato. Relazione stilata da avvocati di fiducia dello stesso presidente che, sulla base della documentazione prodotta e integrata, è stata “smontata” da uno dei massimi esperti sul tema, che ha escluso anomalie e di facendo crollare il castello accusatorio. Quindi, nessuna irregolarità, ma querelle aperta e conseguente sfiducia nell’agire del presidente.

Insomma, l’intera questione da rogna si è ridotta a una “rognetta” circoscritta alla nomina del nuovo consiglio di amministrazione e del presidente, che avrà ancora il timbro Lega.

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