MILANO – Le immagini del circuito di videosorveglianza della stazione ferroviaria di Milano Certosa sono al centro degli accertamenti della squadra mobile per identificare il gruppo responsabile dell’omicidio di Gianluca Ibarra Silvera, il ventiduenne milanese di origini ecuadoriane ucciso a coltellate nella notte tra martedì e mercoledì.
La dinamica dell’aggressione
La ricostruzione dei fatti parte da un diverbio scoppiato all’interno dello scalo della periferia nord tra la vittima, accompagnata dal fratello ventenne e da un amico, e un gruppo di giovani centro e sudamericani. Il tentativo dei tre di allontanarsi per evitare lo scontro è stato inutile: una decina di persone, alcune con il volto coperto, li ha inseguiti lungo le banchine. Durante il tentativo di fuga, il ventiduenne è finito a terra, dove è stato circondato e colpito più volte con armi da taglio e cocci di bottiglia. Uno dei feriti ha reciso l’arteria femorale, provocando il decesso per emorragia. Nel corso del pestaggio è rimasto ferito in modo lieve anche il fratello minore della vittima. Subito dopo l’assalto, gli aggressori si sono dispersi e parte della banda avrebbe utilizzato un treno diretto a Treviglio per allontanarsi dalla zona.
Le ipotesi sul movente
Gli investigatori stanno esaminando i profili dei coinvolti per stabilire la matrice del delitto. Dalle prime verifiche, la vittima non risulta inserita in contesti legati alle gang latino-americane della città. Resta tuttavia aperta l’ipotesi di un’azione legata al controllo del territorio da parte dei sodalizi di strada. Agli atti dell’indagine è presente la testimonianza del padre della vittima, il quale ha segnalato la presenza, poco prima del delitto, di un giovane con un tatuaggio riconducibile alla banda dei “Latin Kings”. L’analisi dei fotogrammi mira a riscontrare questa presenza e a mappare le identità dei partecipanti all’inseguimento.
