Al Giro del Delfinato sono tanti i campioni che preparano il Tour

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Dal 2 al 9 giugno va in scena il Giro del Delfinato 2024, classico, succulento, antipasto di Tour de France. Corridori come Bradley Wiggins, Chris Froome, Geraint Thomas e Jonas Vingegaard dopo aver vinto qua si sono poi imposti alla Grande Boucle, motivo per cui, spesso, al Delfinato si va già piuttosto forte.

Pur essendo nata nel 1947, la corsa è una delle poche tra quelle del calendario internazionale a non essere mai stata vinta da un corridore italiano. L’ultimo podio risale addirittura al 1999 con Wladimir Belli, mentre il miglior piazzamento è di Francesco Moser, 2° nel 1975.

La corsa sarà visibile sia su RaiSport che sui canali di Eurosport.

IL PERCORSO

Come spesso accade, il tracciato promette spettacolo, visto che su 8 tappe ben 5 hanno un arrivo in salita, e un’altra è a cronometro. Si parte con una tappa con partenza e arrivo a Saint-Pourçain-sur-Sioule, per 172,5 km che dovrebbero sorridere ai velocisti, nonostante un inizio con diversi saliscendi. Già il secondo giorno, però, gli uomini di classifica dovranno tenere gli occhi aperti: nella Gannat – Col de la Loge di 142 km, infatti, gli ultimi 25 km sono sempre in salita. Prima c’è la Côte de Saint Georges-en-Couzan (7,4 km al 5,7%), poi il Col de la Croix Ladret (3,2 km al 5,8%) e infine il Col de la Loge (11 km al 3,6%).

Da non sottovalutare anche la terza frazione, la Celles-sur-Durolle – Les Estables di 181,7 km. Un percorso piuttosto nervoso porterà ad un insidioso finale, con gli ultimi 3,8 km che saliranno al 4,8% e daranno modo ai corridori più esplosivi di provare a vincere la tappa. Il primo grande spartiacque della corsa sarà la cronometro del quarto giorno, la Saint-Germain-Laval – Neulise di 34,4 km. È una prova ondulata, a tratti tecnica, senza grandi pendenze, ma bisognerà sapersi gestire bene.

Non è completamente pianeggiante, ma la Amplepuis – Saint-Priest di 167 km dovrebbe tornare a sorridere ai velocisti, visto che le ultime asperità sono piuttosto lontane dal traguardo. Il sesto giorno c’è un nuovo arrivo in salita e questa volta è davvero duro: nella Hauterives – Le Collet d’Allevard di 174,1 km i corridori affronteranno prima il Col du Granier (8,9 km al 5,5%) e poi la scalata finale a Le Collet d’Alevard, lunga 11,2 km con pendenze all’8,5%.

Le fatiche, però, sono tutt’altro che finite, perché il settimo giorno si va da Albertville a Samoëns 1600 per 155,3 km. Sono ben 4 i colli da scalare: Col des Saisies (9,5 km al 6,5%), la Côte d’Arâches (6,2 km al 7,3%), il Col de la Ramaz (14 km al 7%) e infine l’impegnativa scalata a Samoëns 1600 (9,9 km al 9%), che farà senz’altro grandi differenze. Passerella finale? Neanche per sogno, l’ultima tappa ricalca quelle delle giornate precedenti e si prospetta molto dura. Da Thônes a Plateau des Glières per 160,6 km, con le salite di Le Salève (12,2 km al 6,8%) e quella finale verso il Plateau (9,3 km al 7,3%) negli ultimi 70 km che rappresenteranno le ultime possibilità per provare a ribaltare la corsa.

I FAVORITI

Come spesso accade il Delfinato raccoglie alcuni dei migliori interpreti da corse a tappe del mondo. La Bora-hansgrohe ne porta una scorpacciata, con Primož Roglič, Jai Hindley e Aleksandr Vlasov che puntano a portare a casa la maglia gialla finale, con uno o con l’altro. C’è tanta attesa nel vedere in che condizioni è lo sloveno, che ci aveva lasciato con la vittoria a cronometro al Giro dei Paesi Baschi, salvo poi doversi ritirare a causa della maxi caduta che aveva messo fuori gioco anche Vingegaard e Remco Evenepoel.

A proposito del giovane belga, anche lui è di ritorno alle gare, anche se ha ammesso di non voler puntare alla classifica generale. Può essere vero, ma è difficile che possa optare per una settimana da totale comprimario, quindi aspettiamocelo comunque molto attivo. Con lui torna alle gare dopo la frattura della clavicola anche Mikel Landa, che troverà tante salite adatte alle sue caratteristiche. Attenzione anche ai sempre pericolosi Juan Ayuso (UAE Team Emirates) e Carlos Rodriguez (Ineos Grenadiers), con il primo che ha vinto il Giro dei Paesi Baschi e il secondo il Giro di Romandia. Di solito, se va forte uno va forte anche l’latro.

Dopo una prima parte di stagione in sordina si attendono segnali anche da Sepp Kuss (Team Visma | Lease a Bike), che avrà nel connazionale e vincitore della Parigi-Nizza Matteo Jorgenson una più che valida alternativa, da Tao Geoghegan Hart (Lidl-Trek) e David Gaudu (Groupama-FDJ), tutti corridori col Tour de France nel mirino. Occhio anche alla Bahrain Victorious, con il sempre più convincente Santiago BuitragoJack Haig e il nostro Antonio Tiberi, che proverà a far fruttare la buona gamba in uscita dal Giro.

A proposito di italiani, ci saranno anche Giulio Ciccone (Lidl-Trek), vincitore di una tappa e della maglia a pois lo scorso anno, in ripresa dopo l’operazione al soprasella, Davide Formolo (Movistar) e Lorenzo Fortunato (Astana Qazaqstan), per il quale vale il discorso fatto per Tiberi. 

In ottica classifica generale cercheranno spazio anche Guillaume Martin (Cofidis), Louis Meintjes (Intermarché-Wanty), Chris Harper (Jayco AlUla), Warren Barguil (dsm-firmenich PostNL), Tobias Halland Johannessen (Uno-X), Ivan Sosa (Movistar) e magari anche Marc Soler e Pavel Sivakov (UAE Team Emirates).

Per le tappe veloci non sarà facile contrastare Mads Pdersen (Lidl-Trek), che dovrà vedersela con un ritrovato Sam Bennett (Decathlon AG2R La Mondiale), Ivan Cortina (Movistar) e Axel Laurence (Alpecin-Deceuninck).

Articolo a cura di Tuttobiciweb.it

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