Al Miv Cenni e Bollani per “Tutta vita”, «film sul coraggio del musicista jazz»

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VARESE – «C’erano tanto entusiasmo, freschezza e libertà: la libertà della musica, di ascoltarsi e ascoltare l’altro. In pratica un inno alla gioia. Quindi, anche se prima aveva un altro nome, il documentario è stato ribattezzato “Tutta vita”». La regista Valentina Cenni ha spiegato ieri, sabato 10 aprile, al Multisala Impero di Varese il nome dell’opera che ha documentato la residenza creativa a Gorizia di dieci musicisti jazz, tra astri e talenti emergenti – Enrico Rava, Paolo Fresu, Daniele Sepe, Antonello Salis, Ares Tavolazzi, Roberto Gatto, Matteo Mancuso, Christian Mascetta e Frida Bollani Magoni – in preparazione dell’irripetibile concerto del marito Stefano Bollani al Teatro Rossetti di Trieste il 17 febbraio 2025. A ripercorrere con lei, prima della proiezione, quei «giorni di vita ideale e di musica insieme» c’erano il celebre pianista e compositore e il conduttore Paolo Franchini.

«Dieci talenti incredibili»

«Li ho chiamati io e tutti hanno subito accettato e abbracciato il progetto», ha raccontato l’attrice e cantante. «In una città, misteriosa, affascinante: sembrava sospesa nel tempo per noi. Li ho registrati costantemente, ero così felice di trovarli del tutto spontanei. Dieci talenti incredibili, sette colonne della musica. Con in più tre ragazzi conosciuti alla nostra trasmissione televisiva “Via dei Matti numero zero”: per loro non è stato certamente facile mettersi con sette dei del jazz. Ho voluto documentare proprio il coraggio del musicista jazz, che deve sempre avere a che fare con un niente di precostituito: un messaggio da applicare anche alla vita normale».

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Improvvisazione e aspettative

«Non abbiamo avuto direttive da seguire, Valentina ci è venuta sempre dietro – così Bollani – ore e ore con la telecamera sempre sulla spalla. È stata la prima volta che tutti hanno suonato insieme e anche la prima che alcuni di noi si sono incontrati. Io e Fresu ci conosciamo da quando avevo quindici anni e lui cinquantasette ma Sepe e Ares Tavolazzi, per esempio, non si sono mai incontrati: è il senso di una comunità che si ritrova, e si rinnova». Come ha poi scherzato l’artista, «sebbene i musicisti jazz di solito non facciano molte prove noi l’abbiamo fatto per gli inizi e i finali: vi dico che poi, il finale, l’abbiamo cannato. Per formazione non ho mai avuto un’idea di anelito al perfezionismo, se tutto è basato sull’improvvisazione sai cosa aspettarti. Così non avevo aspettative anche su “Tutta vita”, fino a quando l’ho visto finito. Mi sono commosso, e succede ogni volta che lo riguardo».

I chilometri di furgone

Bollani ha parlato delle sue origini artistiche: «A cinque-sei anni dichiarai che volevo stare sul palco e fare il cantante. Ma, con la vocina che avevo allora, i miei preferirono farmi imparare uno strumento; tra i possibili c’erano anche una chitarra, o una fisarmonica. Alla fine avevo ascolti rétro e fu fondamentale l’“incontro” con un signore che vedevo in tv: Renato Carosone. Pianista, chitarrista, era divertente e con un suono vicino al jazz». Interrogato da Franchini su un bilancio, a distanza di vent’anni dal successo dell’album “Piano solo”, il musicista ha citato Count Basie, che «presentava la sua big band dicendo: “Siamo così felici di essere qui a Cincinnati che abbiamo deciso di suonare gratis. Ma vogliamo essere pagati per i molti chilometri di furgone che abbiamo fatto”. Nel jazz sono sempre stato libero di suonare quel che volevo e non devo rendere conto a nessuno della scaletta o della durata dei brani. Però quel giorno magari ti sei fatto otto ore di viaggio ed è meglio farsi pagare».

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Gli atolli e il continente

Anche per Cenni la scoperta del palco è avvenuta «da subito: avevo pochi anni e volevo fare l’attrice, anche se già studiavo danza. I segni erano lì da sempre. Però ora questi ambiti, così come anche il canto, per me sono tutti quanti degli atolli, mentre la regia è un intero continente, ancora da esplorare. In casa non abbiamo la tv ma la facciamo, è uno spazio di grande gioco e armonia. A ogni stagione di “Via dei Matti numero zero” cresciamo un po’ e probabilmente ce ne sarà anche una sesta». Riguardo alla possibilità di ripetere un’esperienza come “Tutta vita”, Bollani ha risposto che, per le collaborazioni, «si può rifare con la regia». Quanto a Cenni, «non solo mi piace il fatto di guidare un gruppo verso una strada nuova, ma anche tutta la fase del montaggio, della post-produzione. Mi auguro che “Tutta vita” possa piacere, stimolare e far parlare. Più avrà successo e più potremo tornare per farlo rivedere».

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