ALBIZZATE – «Da oggi continuiamo a lavorare per Albizzate a testa alta, pronti a costruire nuove alleanze, senza alcun pregiudizio, con tutte le forze, civiche e non, che intenderanno spendersi con serietà per il bene del nostro paese». Le parole di Fratelli d’Italia, racchiuse in una nota diffusa dal coordinatore cittadino Max Del Pezzo, sanciscono la spaccatura del centrodestra ad Albizzate quando manca ormai meno di un anno alle elezioni amministrative del 2027.
La mosca cocchiera
«Ci teniamo a sottolineare che, da parte nostra, la ricerca del dialogo è stata tenace fino all’ultimo», spiegano i Fratelli d’Italia all’indomani del rimpasto di giunta e delle dichiarazioni del sindaco Mirko Zorzo. «E ringraziamo il segretario della Lega, Stefano Ramon, per l’impegno e la costante disponibilità dimostrata nel tentare di trovare una sintesi concreta, che purtroppo non ha portato ai frutti sperati. Questo atteggiamento costruttivo è invece del tutto mancato da parte del sindaco (di espressione leghista). Fratelli d’Italia non accetta patenti di agibilità politica da un primo cittadinomai resosi disponibile, né dal vicesindaco Eliana Brusa (Forza Italia), vista la sua totale chiusura e considerati i suoi comportamenti e le sue ultime affermazioni: “non c’è possibilità di dialogo”, che mettono la parola fine a qualsiasi futura collaborazione e di cui ora si assume la piena responsabilità con ciò che resta della maggioranza di cui fa parte».
Del Pezzo respinge al mittente le accuse che arrivano da Ca’ Taverna. «I risultati sono di tutti: ridurre l’operato di Fratelli d’Italia al ruolo di “mosca cocchiera” sminuisce chi ha lavorato con serietà e dedizione. D’altra parte, qualcuno deve pur indicare la strada a chi procede con i paraocchi».
Le quote rosa
Infine, con l’esclusione dalla giunta di Cinzia Trombino e l’ingresso di Alessio Pozzi nell’esecutivo albizzatese, Fratelli d’Italia solleva il problema delle quote rosa. «Parlare di “gruppo coeso” dopo ben tre rimpasti di giunta è paradossale», dicono i meloniani. «E con l’ultimo riassetto, la rappresentanza femminile nell’esecutivo è stata ridotta a una sola presenza (pari al 20%), un caso pressoché unico non solo in provincia di Varese, ma nell’intero panorama nazionale. Si tratta di una palese regressione democratica, ancora più grave per un’amministrazione che dispone persino di una consigliera delegata alle Pari Opportunità, quest’ultima che ha rifiutato l’incarico di assessore e, di fronte a questa situazione, dovrebbe quantomeno fare un passo indietro sulle deleghe di cui è titolare, non avendo rimarcato il fatto che non sussistono più le percentuali di quote rosa previste».
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