ALBIZZATE – Si chiama Mega Summer Party, ma è inutile nascondersi dietro a un dito. Con l’evento in programma venerdì 30 giugno e sabato 1 luglio, l’associazione giovanile sta ponendo le basi per riportare in vita l’Albizzate Valley festival, nato nel 2003 e cresciuto a tal punto da diventare in quattordici anni (l’ultima edizione è datata 2017) uno dei più importanti festival indipendenti della Lombardia, capace di richiamare fino a 20mila persone in quattro giorni di concerti con artisti internazionali di fama mondiale (tra i tanti i Gorillaz e Leeroy Thornhill dei Prodigy) arrivati anche dagli Stati Uniti o dalla Giamaica per suonare in un piccolo e sconosciuto paese della provincia di Varese.

Sindaco Mirko Zorzo, lei è stato anche il primo presidente del Mega. Che effetto le fa rivedere l’associazione in attività?
«Sono contento di rivedere le maglie gialle in giro per il paese, è un segno di vitalità in perfetta antitesi a chi descrive i ragazzi di oggi come assenti e demotivati. E’bello soprattutto vedere questi giovani prendere in mano la loro vita mettendosi a disposizione della comunità per un momento di aggregazione, divertendosi ma allo stesso tempo assumendosi grandi responsabilità se parametrate alla loro età».
Cos’è il Mega per Albizzate?
«E’nato come progetto culturale trasversale capace di unire negli anni tantissimi ragazzi attorno a un grande senso di appartenenza albizzatese, che è il motore del tessuto associativo dei Padelatt. Perché le nostre radici dicono proprio questo: noi siamo quelli con la padella in mano».
Come nacque l’idea del Valley?
«Eravamo un gruppo di ragazzi poco più che ventenni. Non pensavamo certo che sarebbe diventato quello che poi è diventato, volevamo fare soltanto una festa per i ragazzi di Albizzate. Ci dicevamo: se poi arriva qualcuno anche da fuori sono i benvenuti».
Eppure si intuì subito che aveva qualche cosa in più.
«Sì, lo capimmo subito. Era il 2003 e i nomi di punta erano Il Generale e Jaka, artisti ai quei tempi sulla cresta dell’onda reggae italiana, convinti a venire a suonare ad Albizzate grazie soltanto alle preziose conoscenze di qualcuno all’interno del Mega. Andammo alla Siae e con un impeto di ottimismo ritirammo mille biglietti, convinti che ne avremmo usati la metà. E invece alle undici di sera erano già finiti e fummo costretti a utilizzare come ticket d’ingresso i biglietti della lotteria».
Che ricordi ha di quel periodo?
«Per me il Valley era soprattutto voglia di stare insieme, fare qualcosa di bello per il paese, dare una risposta concreta al tipico scazzo giovanile, crescere insieme, divertirsi. E, devo ammetterlo, ci divertimmo tantissimo».
Ci racconta qualche aneddoto?
«Ce ne sarebbero tanti, ma è uno è indimenticabile. Ogni tanto salta ancora fuori e ridiamo come se fosse la prima volta che ce la raccontiamo. Avevamo spento la musica e chiuso i cancelli, un partecipante ci salutò e ci chiese come facesse a tornare alla sua macchina. Peccato che sbagliò strada e si perse nei boschi di Albizzate. Sbucò fuori dalla vegetazione quattro ore dopo, tutto sudato, mentre noi eravamo ancora lì a smontare. Erano le sei del mattino».
