Trump costringerà l’Europa a uscire dal suo psicodramma

America trump giacomo Iametti

di Giacomo Iametti*

Nella notte elettorale la sintesi perfetta è stata fatta da Elon Musk: “Game set and match”. Non ci sono molti giri di parole, bisogna dare atto che Trump e i Repubblicani hanno travolto tutto e tutti. E’ stata travolta e bocciata la cultura woke, le storture della Cancel culture, gli endorsment delle rock star e tutto il quel circo mediatico che non ha certamente favorito la californiana Kamala Harris. Gli americani hanno ancora una volta riportato alla realtà i politici americani votando un candidato che ha posto, con tutte le sue opacità, l’accento su economia, lavoro e sicurezza.

Sin dai primi dati emersi nella notte elettorale era evidente l’onda di Trump ed impietoso è stato il paragone contea per contea tra i risultati del 2020 di Joe Biden con i dati di Kamala Harris.

Minuto dopo minuto le certezze di Kamala Harris sono andate in frantumi. Non è mai stata in partita né in Georgia né in North Carolina, dove Trump è stato in testa saldamente con decine di migliaia di voti. Nella famigerata cintura della ruggine, dove il candidato vice presidente democratico Walz (del Minnesota) doveva puntellare il cosiddetto muro blu democratico, vinto nel 2020 da Joe Biden, è emerso fin da subito che la marea rossa proveniente dal Wisconsin, Michigan e Pennsylvania avrebbe di fatto spazzato via il sogno di Kamala Harris di trasferirsi in Pennsylvania Avenue nella White House.

Trump avrebbe vinto (mentre scrivo manca ancora l’ufficialità) in tutti gli swing state con margine rassicuranti, ma non solo,  il Tycoon ha trascinato i repubblicani alla riconquista del Senato degli Stati Uniti e molto probabilmente (per i dati definiti ci vorrà ancora qualche giorno) alla conferma della maggioranza repubblicana alla Camera dei Rappresentati. En plein.

Al presidente Trump gli americani hanno affidato una maggioranza ampia e solida che trova altresì legittimità nel voto popolare, infatti Trump ha vinto con oltre 5 milioni di scarto, dato che probabilmente darà spazio agli analisti per criticare aspramente la strategia democratica e la candidatura raffazzonata, suo malgrado, di Kamala Harris.

Per molti europei la vittoria di Trump verrà di dipinta come una sciagura, credo invece che l’Europa dovrà fare un profondo esame di coscienza sui propri limiti, in primis su politica estera, la difesa europea, energia, sino ad oggi sottaciuti o comunque rimandati per via dell’ombrello americano.

Trump non abbandonerà l’Europa al suo destino ma sono certo che chiederà responsabilità, in primis sulla guerra in Ucraina. Non è da escludere che un Congresso con doppia maggioranza repubblicana possa pilotare Zelensky a una tregua nella prossima primavera.

In definitiva l’Europa, ancora oggi profondamente immatura e miope su moltissimi temi, deve uscire dallo psicodramma provocato dalla sindrome dell’abbandono da parte degli Stati Uniti e deve cogliere questa ennesima occasione per dimostrare che siamo una forza democratica capace di difendere gli interessi dei nostri cittadini europei indipendentemente dall’inquilino della Casa Bianca.

*vicepresidente della Provincia di Varese 

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