Amministrative, non esiste solo il melonismo

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di Massimo Lodi

Impensabile sino a un mese fa. Che: 1) il Pd sarebbe salito di 4 punti e ottenuto un ottimo risultato alle europee. Che: 2) nelle amministrative il centrosinistra avrebbe surclassato il centrodestra. Si è imposto in cinque capoluoghi di regione -Firenze Bari Perugia Potenza Campobasso- e s’è imposto altrove. Certo, anche gli altri han preso qualche città. Ma non c’è confronto, su chi ha fatto meglio e chi peggio. Dunque non esiste solo il melonismo. Esiste il suo contrario. Basta sapersi organizzare, costruire in armonia, mettere radici nei territori, parlare con voce di serietà anziché con toni di slogan. S’era già constatato in Sardegna, dove vinse la sfavorita Todde.

Ovvio il niet a generalizzare. Ci sono elezioni ed elezioni. Significati e significati. Nazionalismi e localismi. Però da sinistra arriva un segnale di vivacità/riscatto verso destra. Aiuta la democrazia. Nel senso che dove esiste dialettica, esiste progresso. Pur se alla dialettica (andare alle urne) si dedica un sempre minor numero di persone. Guaio grosso, non solo italiano. Promemoria futuro: è lì, nel mare magnum dell’astensione, che si può pescare il pescabile.

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Massimo Lodi

Emerge chiara la forza d’una leadership di mediazione. Schlein ha spostato i Dem da partito a vocazione estrema a partito d’ispirazione inclusiva/globale. Cioè: radical-moderato. Aveva bisogno dei riformisti, ha stretto un’intesa con loro. E ce l’ha fatta a sconfiggere gli avversari-nemici, che sono fuori e non dentro la sua squadra. Un bagno di realismo non così scontato, a sentire un anno fa le parole della segretaria. Ora è lei, davvero lei, l’alternativa alla leader di Fratelli d’Italia nel polo-contro-polo ormai delineatosi. Conte si rincantuccia, smette l’ambizione di federatore, ha capito -sotto l’incalzare della contestazione interna- che o si fan campi ragionevoli o non si tira a campare. Idem i residuali centristi: smettendo di pensarsi i mejo fichi del bigoncio, potranno risultare utili alla causa. Riassumendo: buona lezione per le amministrative prossime venture (Umbria ed Emilia Romagna) e per la battaglia di legislatura (primavera ’27). L’Italia, pur coi suoi ciclopici difetti, resta un Paese contendibile a tutti i livelli, e senza pericoli di derive inquietanti, come in Germania, Francia, Austria. A latere, e non è il nagottin di facciata: tra i Cinquestelle cova l’idea di schierare una donna nella sfida fra donne. Via l’avvocato del popolo italiano, al suo posto l’ex sindaca del popolo romano, Virginia Raggi.

Auspici di successo dell’iniziativa. Tra l’altro: cresce il numero delle donne-sindaco, vedi Firenze e Perugia. Vorrà dire qualcosa, magari e semplicemente che viene premiato il pragmatismo rosa antico. Consiste anche nel saper sgonfiare troppi palloni gonfiati. Giusto il caso del capoluogo toscano, dove (postilla) non si è capita la candidatura destrista dell’ex direttore tedesco delle Gallerie d’arte. Epilogo-kaputt. Uffizi funebri. Esequie d’un criterio di scelta che incassa sconfitte anziché consensi. Che quadro sorprendente.

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