Angera, è ancora polemica sul verde pubblico. Le opposizioni: «Basta degrado»

ANGERA – «Ad Angera il dibattito politico degli ultimi giorni non riguarda grandi opere o nuovi progetti, ma qualcosa di molto più semplice: l’erba da tagliare». Così i gruppi di minoranza Angera per tutti e Città Futura sottolineano il fatto che «da settimane cittadini e visitatori segnalano una situazione di crescente degrado del verde pubblico». I giardini comunali presentano «erba alta», i bagni pubblici risultano «in condizioni tali da scoraggiarne l’utilizzo», il lungolago «perde parte della sua fruibilità nelle ore serali anche per la mancata manutenzione e l’assenza dei trattamenti antizanzare», mentre il cimitero «è perennemente invaso dalle erbacce». Le strade risultano «sporche e trascurate».

«Si rimpallano le responsabilità»

Alle richieste di spiegazioni, però, «è seguito un singolare rimpallo di responsabilità», scrivono in una nota. «Il vicesindaco Milo Manica ha richiamato le difficoltà dell’Ufficio Tecnico, invitando a rivolgersi all’assessore ai Lavori Pubblici. L’assessore Simona Piscia ha rimandato alla sindaca Marcella Androni, che ha indicato nella carenza di personale la causa principale dei ritardi. Nel frattempo, mentre la politica discuteva di competenze e organici, qualcuno ha deciso di passare ai fatti».

Il caso dell’ex sindaci giardiniere

L’ex sindaco Alessandro Paladini Molgora, insieme al figlio Matteo e successivamente con altri cittadini, è intervenuto direttamente per sfalciare l’erba e ripulire il parco giochi e il campetto di calcio di periferia. «Un gesto che inevitabilmente assume anche un significato politico-mediatico». Scrivono: «Paladini è considerato uno dei possibili protagonisti delle prossime elezioni amministrative del 2028 e la sua iniziativa è destinata a ripresentarne e rafforzarne l’immagine pubblica. Ma, al di là delle possibili letture elettorali, resta un dato difficilmente contestabile: se alcuni cittadini sentono il bisogno di sostituirsi al Comune nella manutenzione ordinaria, significa che qualcosa nell’organizzazione e nella programmazione dei servizi non ha funzionato e continua a non funzionare». Il punto, quindi, «non è discutere se l’iniziativa dell’ex sindaco sia stata spontanea, simbolica o politicamente conveniente. In democrazia ogni gesto pubblico può avere anche una valenza politica ma sostituirsi al Comune, per quanto animati da buone intenzioni, non risolve il problema: rischia piuttosto di normalizzare l’idea che le istituzioni possano essere supplite dall’iniziativa del singolo».

Le minoranze affondano il colpo

Il vero interrogativo riguarda invece l’amministrazione comunale: «Com’è possibile che si sia arrivati al punto da rendere necessario l’intervento volontario dei cittadini per ripristinare il decoro e la possibilità di utilizzo di aree pubbliche? E inoltre come è possibile che un’amministrazione nella figura del suo sindaco non voglia commentare il fatto di un intervento su un’area pubblica senza autorizzazioni, contratti e verifiche di sicurezza. Le difficoltà di personale possono spiegare un ritardo, ma non possono diventare una giustificazione permanente. I cittadini giudicano il risultato finale: parchi curati, cimiteri decorosi, lungolago accogliente e servizi pubblici funzionanti. Perché il decoro urbano non appartiene né alla maggioranza né all’opposizione. Appartiene alla comunità. E quando a prendersene cura devono essere i cittadini al posto del Comune, la questione non è più soltanto amministrativa: diventa inevitabilmente politica».

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