Anna siamo noi. La Repubblica che ci piace

mattarella quirinale discorso
Sergio Mattarella. Alle sue spalle la prima pagina del Corriere della Sera con l'immagine di Anna Iberti

di Massimo Lodi

Siamo noi. Ma per davvero. La Repubblica siamo noi. Ogni persona, ogni giorno, ogni istante. Più che un’analisi storico/sociologica, un’esortazione forte/speranzosa da Mattarella. Circostanza: brindisi di fine anno e ottantesimo del sistema statuale che sostituì la compromessa monarchia. C’è da rimboccarsi le maniche, mirare in concreto al futuro, far tesoro del passato, imporre l’ottimismo al pessimismo.

Tempi grami. E il presidente va di cuore nell’incitare al rovescio di tendenza. Si rivolge a tutti, in particolare ai giovani. Ci dice, gli dice: guardate che non siamo un Paesello qualsiasi, ma un Paese grande, vero, rispettato. Abbiamo conquistato il valore massimo, la democrazia, e bisogna custodirlo, utilizzarlo, diffonderlo. Insomma: discorso identitario. Identitario vero, mica acqua fresca che scivola sul marmo dell’indifferenza.

Significato: i nostri venerati predecessori, dopo la guerra, seppero far sintesi tra idee diverse, riunirle in un habitat comunitario, creare le basi dello sviluppo-gulp che ne seguì. Gulp sì: l’Italia divenne in fretta/a sorpresa una delle nazioni-guida nel mondo. Dati di un progress economico-culturale alla mano, mica fuffa. Dunque credeteci, crediamoci, in quest’Italia. Al netto di divergenze, spaccature, interessucoli di fazione eccetera.

Non solo l’invito a essere unitari. Anche lo sprone a essere realisti. Tirano, e da un pezzo, venti di guerra fuori dei confini peninsulari. Non vale, immaginando una salvezza solo virtuale, mettersene al riparo secondo l’opportunità egoistica del momento. Vale affrontarli col senso politico, la misura di saggezza, il sovranismo d’intelligenza di cui disponiamo. L’istanza del presidente della Repubblica è a riscoprire l’orgoglio mite/profondo di bandiera. Roba di sostanza, altro che di forma. La bandiera è quella disegnata sulla prima pagina del Corriere della Sera all’indomani della proclamazione della Repubblica, nata il 2 giugno ’46: il tricolore con effigiata una donna, bel profilo, capelli mossi, sguardo fiero. Era Anna Iberti, ritratta da Federico Patellani. L’icona leggendaria.

La Repubblica è lei. Siamo noi. Ma per davvero, si raccomanda il titolare del Quirinale. Siàmolo (repetita) per davvero. È il momento -se non ora, quando?- di aderire alla ricostruzione d’una mentalità partecipativa, caso mai non ci fosse ancora capitata l’occasione di farlo. E di riaderirvi, se ci fosse capitato e abbiamo dismesso la buona abitudine. Ovvero: l’astensione, disertando le urne, è il peggiore dei mali nonché lo sfregio allo scrigno di libertà, giustizia, uguaglianza confezionato dai memorabili avi.

Mattarella non retorico. Semplicemente attuale. Un quarto d’ora di discorso asciutto, pragmatico, coinvolgente. Non la frustata morale, e invece la carezza dolce. Come a osservare: buttate l’occhio in casa, in ciascuna delle vostre case, togliete dal mobile d’onore l’affetto costruttivo che lo adorna e trasferitelo nella vita pubblica. Ne avrete un beneficio privato. Si chiama responsabilità singola al servizio generale. O l’opposto: responsabilità generale al servizio dei singoli. Obiettivo conseguibile soltanto se siamo noi. Ma per davvero. Cioè se siamo Anna.

mattarella quirinale discorso – MALPENSA24
Visited 441 times, 1 visit(s) today