Quando Giorgio Armani voleva costruire lo stadio dei Frogs a Cavaria

Armani Frogs stadio Cavaria
Giorgio Armani e i Frogs dello scudetto ('83-'84)

GALLARATE – Molto si è detto e molto si è scritto di Giorgio Armani e del suo rapporto speciale con lo sport. L’attualità racconta di come abbia rilevato, salvato e rilanciato l’Olimpia Milano, che versava in pessime acque prima del passaggio di proprietà datato 6 giugno 2008. Ma c’è un pezzo di cuore che lega Re Giorgio allo sport del territorio, più precisamente ai Frogs. Una sponsorizzazione che fece epoca. Con un particolare inedito. Sergio Galeotti (all’epoca socio e compagno di vita di Armani) fu ad un passo da realizzare un centro sportivo per le rane nero argento del football americano. A Cavaria. All’ultimo momento però sfumò tutto.

A Cavaria poteva nascere lo stadio dei Frogs

“Era quasi tutto fatto. Poi l’affare saltò in extremis”. A ricordarlo è Luigi Bravin, ex giocatore e dirigente dei Frogs che all’epoca teneva i rapporti con Sergio Galeotti e Giorgio Armani. “Era il 1982. C’era un pratone enorme vicino all’uscita dell’autostrada tra Cavaria e Orago. Galeotti lo vide e se ne innamorò. Secondo lui doveva diventare il nostro punto fisso. All’epoca girovagavamo senza una meta fissa. I Frogs sono nati a Gallarate ed erano in cerca di casa tanto che l’anno dopo si spostarono a Busto e poi a Legnano. In effetti quel terreno a Cavaria era l’ideale per costruire il nostro futuro. Nel progetto c’era tutto. La sede, la palestra con gli attrezzi e il campo sportivo”. Cosa fece saltare l’affare? “All’interno del terreno c’era una casetta, che avremmo trasformato in sede e in palestra. L’ideale per noi. Appena il proprietario capì che dietro a Sergio Galeotti e ai Frogs c’era Giorgio Armani la cifra si impennò. La scusa era la casetta, per la verità abbastanza diroccata e senza alcun pregio. Il prezzo per la vendita addirittura triplicò. Oggettivamente una richiesta fuori dal mondo. Saltò tutto. E fu un grande peccato. Per i Frogs e per Cavaria”.

La santa alleanza nata in piazza della Scala

Bisogna tornare indietro di qualche mese. I Frogs erano la seconda forza del campionato dietro ai Rhinos. Ma si trattava di dilettantismo allo stato puro. “Eravamo genuini e campagnoli. Non avevamo né giocatori americani né allenatori. Ci autotassavamo per le trasferte. Dividevamo il costo del pullman”. Nel 1982 la richiesta di una sponsorizzazione indirizzata a Giorgio Armani, che già affiancava i milanesi Seamen. La grande occasione per il salto di qualità. A raccontarcelo è sempre Luigi Bravin. “Sergio Galeotti ci invitò a cena al Toulà, il ristorante della Scala. Un posto incredibile. Eravamo Pier Gallivanone, Giorgio Mazzucchelli, il presidente di allora Emilio Tei ed io. Dovevamo rifare le divise, comprare i caschi, rifare l’abbigliamento”. Quando si trattò di parlare di cifre, Pier Gallivanone, da buon quarterback, cercò subito l’azzardo e sparò una cifra per noi stratosferica: 5 (intendendo milioni). Galeotti pensò a 50 (milioni) e rispose. “Ok, vanno bene 50 milioni, ma mi raccomando. Le divise devono essere belle”. “In quel momento nacque la fortuna dei Frogs, che ebbero la possibilità di recuperare il gap economico con le altre squadre diventando i più forti d’Italia” racconta Bravin.

Armani Frogs stadio Cavaria
Sergio Galeotti a sinistra e il presidente dei Frogs Castiglioni con in mano un trofeo – foto Antonio Adamo

“Dobbiamo guardare il futuro da un altro punto di vista”

Ma perché Giorgio Armani e Sergio Galeotti amavano così tanto il football americano? “Erano affascinati dagli sport americani. Amavano quelle discipline non di massa, come poteva essere il calcio, ma alternative. E poi si è visto con il basket. Galeotti era un uomo stupendo e pieno di vita e Armani viveva in simbiosi con lui. In tutto e per tutto, come se fossero un’unica persona. Si appassionarono insieme del football perché è uno sport diverso. I giocatori sono uomini col casco e sembrano moderni gladiatori. Commissionarono l’anello dei campioni ad una ditta degli Stati Uniti, come si usava solo al di là dell’oceano”. Pionieri in tutto e per tutto. “Si, pionieri e visionari. In questi giorni tristi per la scomparsa di Giorgio ricordavo i momenti passati insieme. E pensavo tra me e me. Era proprio un genio. Un visionario. Sin da allora”. Significativa una frase che continuava a ripetere Galeotti. “Dobbiamo guardare il futuro da un altro punto di vista”. Era il 1982. In quella fase c’è tutto il segreto del successo che avrebbe poi avuto la maison Giorgio Armani.

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Armani Frogs stadio Cavaria – MALPENSA24
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