BUSTO ARSIZIO – «Mesi agli arresti domiciliari e una carriera professionale distrutta». Carmine Gorrasi, avvocato ed ex coordinatore provinciale di Forza Italia, è pronto a passare al contrattacco dopo che sono arrivate le motivazioni della sentenza di assoluzione con formula piena proclamata dalla Corte d’Appello nell’ambito dell’inchiesta Mensa dei Poveri. «Come ho detto all’uscita dall’aula dopo la sentenza, il lavoro inizia adesso – annuncia il suo difensore, l’avvocato Roberto Craveia – valuteremo le azioni di responsabilità e le richieste di risarcimento del danno, ma anche se ci sono gli estremi per una denuncia per falsa deposizione o calunnia ai danni di Laura Bordonaro», l’ex presidente di Accam la cui testimonianza è stata ritenuta non credibile dai giudici.
La reazione di Gorrasi
«Sono molto turbato e amareggiato da quel che ho letto nelle motivazioni, e avendo in mente la sentenza di primo grado – rivela Carmine Gorrasi – mi rendo conto di aver dovuto scontare mesi agli arresti domiciliari per fatti per i quali non c’è alcuna rilevanza penale e per i quali sono stato assolto con formula piena dal Tribunale di Milano. Hanno amputato la mia carriera politica quando era in rampa di lancio dato che ero stato appena eletto coordinatore provinciale. Inoltre ho subito un danno enorme dal punto di vista professionale, visto che ho perso tutti i clienti in seguito agli arresti ma anche quelli potenziali quando sono tornato in libertà dato che molti non se la sono sentita di affidarsi ad un legale coinvolto in un processo». Gorrasi rivendica che nella sentenza «la Corte dell’Appello dice quanto sostenuto da noi: mi hanno condannato basandosi solo sulle dichiarazioni di Laura Bordonaro, senza confrontarle con quelle di altri testi, ma anche senza tenere conto di quanto detto dagli altri imputati e dall’unico testimone sentito, e senza considerare la perizia prodotta dalla difesa Comi secondo cui il compenso di Aliverti era congruo al lavoro svolto. La stessa Bordonaro che nel primo interrogatorio non dice nulla e nel secondo parla per beneficiare delle agevolazioni, andando a raccontare una serie di cose che secondo la Corte d’Appello sono da ritenersi non veritiere. Ringrazio i Giudici della Corte d’Appello per aver ristabilito la verità».
Pronti alle azioni legali
Il difensore di Gorrasi, l‘avvocato Roberto Craveia, spiega invece che il suo lavoro «inizia adesso, come avevo già detto all’uscita dall’aula» dopo la sentenza di assoluzione, lo scorso gennaio. «Valuteremo – annuncia – se intraprendere un’azione di responsabilità nei confronti dei Pubblici Ministeri ma anche del Giudice per l’Udienza Preliminare che ha rinviato a giudizio tutte le persone coinvolte, che poi sono state praticamente tutte assolte. C’è da chiedersi se abbia fatto fino in fondo il suo lavoro, visto che il giudice non è un passacarte ma dovrebbe essere tenuto ad analizzare le carte dell’accusa prima di rinviare a giudizio gli indagati». Ma non finisce qui: il legale di Gorrasi è pronto non solo a «chiedere il risarcimento del danno per ingiusta detenzione, sia per la privazione della libertà sia per la perdita della clientela», ma anche a «valutare se ci sono gli estremi per far scattare un’azione civile e penale per il reato di falsa deposizione o di calunnia nei confronti di Laura Bordonaro. Perché un teste può dire quel che crede ma se assume la responsabilità».
Mensa dei Poveri, le motivazioni delle assoluzioni in Appello: «Nessuna prova»
busto arsizio carmine gorrasi – MALPENSA24
