Atomiche minacce geopolitiche e commerciali

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Hiroshima ottant'anni dopo

Ottant’anni fa, il 6 agosto, Hiroshima scompariva dalla faccia della terra per l’esplosione della prima bomba atomica. “Mai più” è l’esortazione che risuona come monito universale affinché non debbano ripetersi simili, immani tragedie. Infatti, gli equilibri geopolitici mondiali si reggono sulla minaccia nucleare. Avvertimenti che le potenze e i potenti del mondo si scambiano a vicenda  per ricordare agli avversari come i rispettivi arsenali abbiano pronti migliaia di ordigni con una potenza distruttiva di gran lunga superiore all’esplosione nella città giapponese nel 1945.

Un modo, le minacce, per garantire la pace. Di quale pace si parli in un contesto bellico diffuso in mezzo mondo, non si può capire. Si spara e si muore su diversi fronti, a tutti purtroppo noti. Per evitare che il conflitto si allarghi alla scena mondiale, Russia e America si tengono a distanza mostrando i muscoli con le armi nucleari in loro possesso. Osservate con finto disinteresse da una sorniona Cina, che prepara la sua, eventuale guerra per l’annessione di Taiwan senza farne troppo mistero.

Poi c’è Israele che annuncia l’invasione totale di Gaza, dopo aver provocato lo sterminio (si può dire genocidio?) di 60mila persone e aver ridotto la popolazione alla fame. Netanyahu non ha usato la bomba atomica, ma è come se lo avesse fatto in risposta (esagerata) all’altrettanto inaccettabile pogrom del 7 ottobre 2023. Di più, c’è l’Ucraina, per la quale Vladimir Putin ha un preciso obiettivo: abbattere la democrazia e annettersi l’intero paese, altro che il solo Donbass. La recrudescenza dei bombardamenti sulla capitale Kiev è la conferma.

Intanto Donald Trump minaccia a tutto tondo. Schiera sommergibili nucleari davanti alle coste russe, dà ultimatum e annuncia nuove sanzioni economiche. Però fa sapere che Putin è un suo amico. Intanto minaccia un giorno sì, un altro pure. Impone dazi, li conferma, li smentisce, li ripropone aumentati all’infinito. Non è una guerra atomica in senso stretto del termine (ci mancherebbe) ma per i mercati è, in altri modi, la stessa cosa.

Viviamo in un mondo di minacce che piovono da tutte le parti, il campione è Trump, sui versanti geopolitici e commerciali. A molti leader conviene lasciarlo dire e fare: un presidente così poco affidabile fa comodo alle loro prospettive egemoniche. Il Giornale di Sallusti, un quotidiano che strizza da sempre l’occhio alle destre e ai conservatori, oggi, 6 agosto, titola in modo eloquente e preoccupante: “Dazi, Trump perde la testa”. Speriamo si limiti ai dazi, ma conoscendo il tipo e tutto quanto gli gira intorno, a cominciare dagli ineffabili Putin e Xi Jinping, abbiamo poco per rasserenarci. Nonostante il monito di Hiroshima ottant’anni fa.

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