Atreju: era meglio mandarci Tafazzi

lodi meloni schlein
Giorgia Meloni e Elly Schlein, ad Atreju non ci sarà alcun confronto

di Massimo Lodi

Raga, direbbe Crozza il Magno, c’è da avvilirsi. Non perché qui si tiene per la sinistra, ma perché qui si tiene per la Repubblica. Il Paese, eh, non il giornale. E la Repubblica ha bisogno come l’aria della disputa democratica, idee su idee, proposte su proposte, visioni su visioni. Ottenerle significa confrontarsi. Confrontarsi vuol dire cogliere ogni occasione utile. Ogni occasione utile è la prima che capita.

Bene. La prima che capita, dopo le elezioni regionali, si chiama Atreju, festa di Fratelli d’Italia. Eccolo, il palcoscenico utile alla sfida dialettica in seguito ai verdetti amministrativi e in vista di referendum sulla giustizia, introduzione del premierato, riforma della legge elettorale. Donzelli. vox Melonis, invita Schlein; Schlein dice ok, purchè mi garantiate un vis-à-vis con Giorgia; Giorgia fa sapere che no, il dibattito l’accetta, però con Schlein più Conte, non essendole chiaro chi è il capo della sinistra; Conte risponde subito di sì, ci mancherebbe altro, olé, evviva, alleluia; Schlein s’infuria, non son queste le condizioni, Giorgia mi evita, scappa, stia lì a discorrere di fronte a Giuseppi, io testardamente rinunzio.

Raga, al dunque. Pareggiati i duelli per i governatorati, conquistato un numero totale di voti maggiore della destra, profilandosi appuntamenti politico-parlamentari-costituzionali decisivi che determineranno le sorti prossime future dell’Italia, la sinistra anziché unirsi si spacca. La destra invece d’intimorirsi si ringalluzzisce. Merveilleux/robdematt. Ragioniamo. Se a destra obiettano al duello Meloni-Schlein, a sinistra i non Schlein chiamati a duellare dovrebbero dire: ok, grazie, scusate, ma sarà per una volta successiva. Questa è solidarietà di coalizione. Il minimo della cifra etica, prima che politica. Ma va là. A Conte non sembra vero d’insistere nel derby interno, far rodere Elly, ribadire che lui è indisponibile a tirarsi indietro nella candidatura-Chigi. And the other friends, e la coda della compagnia? Fratoianni non va ad Atreju. Bonelli, Calenda, Renzi e Magi sì. A rimanere col cerino in mano è la segretaria Dem, quando sarebbe dovuto accadere alla segretaria FdI.

Raga, finisce così: ulteriore regalo della sinistra alla destra. I destri possono affermare che loro un (una) leader ce l’hanno e basta lì; i sinistri devono ammettere che loro una (un) leader non ce l’hanno né falliscono circostanza per mettere in piazza la meschina condizione. C’è da domandarsi chi studi a tavolino simili mosse; e se non sia il caso d’avviare un urgente corso di formazione strategica dentro il progressismo per cui vota una quota dei residuali affezionati alle urne; e a cosa serva torronare e torronare di campo largo quando, nelle strette d’una banale decisione d’opportunità/di convenienza, ci si riduce a campetto di periferia. Dove nessuno passa la palla agli altri, tutti urlano “Mia, mia!”, e quando capita di segnare un gol, subito ce ne si fa uno nella propria porta, al modo che neppure i nostalgici alla “viva il parroco” riuscirebbero secondo lo stile Fantozzi-Filini. Intanto il tabellino di Atreju racconta: Meloni 1, Schlein 0. Ha diretto Conte, l’arbitro del popolo italiano. In panchina un promettente Tafazzi. Forse lui, a pensarci bene, potrebbe rappresentare l’unità della Grand’intesa. Magari Schlein, Conte e soci si persuadono a schierarlo. Prenotatevi la maglietta: una reliquia.

lodi meloni schlein – MALPENSA24
Visited 337 times, 1 visit(s) today