Nei giorni scorsi è toccato a un uomo di Taranto morto in mare a causa di sfavorevoli condizioni atmosferiche: con alcuni amici aveva preso il largo su un’imbarcazione che è naufragata. Vittima una seconda volta, ma dei social. Il commento più benevolo: “Se l’è andata a cercare”. Tutti lupi di mare, tutti marinai alla tastiera, tutti nocchieri da bar sport. Oggi, dopo il tragico assalto di un’orsa al fernese Omar Zin, siamo (sono) diventati tutti etologi. Migliaia di commenti sotto il video, rilanciato da Malpensa24, che Omar ha postato su Facebook dall’autostrada rumena dove ha ripreso alcuni orsi e, forse tra questi, anche la sua carnefice prima che lo azzannasse.
Circa un milione di contatti per il nostro reel su Instagram, a conferma dell’impatto emozionale suscitato da un fatto drammatico, doloroso, che indurrebbe caso mai al silenzio. Ma la tentazione di parlare o, meglio, di straparlare per via digitale è più forte del rispetto per una persona che ha perso la vita. Fino al punto che con la banalità del “se l’è andata a cercare” si giustificano i malevoli giudizi e, purtroppo, gli insulti. Compassione sì, ma per l’orsa abbattuta e per i sui cuccioli rimasti senza la madre. Un’altra aggressione, questa volta alla pietà umana. Un arrembaggio collettivo per dire e ribadire che gli animali vanno trattati nel modo giusto, che non si può sfidare e violentare, come nel caso specifico, la natura. E giù improperi, giù sentenze, giù cattiverie.
Non tutti i commenti sono di questo segno (ci mancherebbe), ma i tanti, i troppi che compongono il disastroso e disastrato album delle reprimende un po’sgomentano. Anche perché non si tiene in considerazione che potrebbero essere letti dai famigliari di Omar Zin, aggiungendo lacrime a lacrime. C’è la possibilità che qualche “leone da tastiera” se ne renda conto? Qualcuno sarà colto dal sospetto che le sue tremende considerazioni non contemplino, per esempio, la vera dinamica dell’accaduto, che ancora non è definitiva e potrebbe, una volta chiarita, cambiare l’intera prospettiva? L’importante, però, è esprimere giudizi istantanei, attaccarsi al computer e tirare fendenti al buon senso, tanto nessuno risponderà. E se mai qualcuno osasse sarebbe subito impallinato.
Carlo M. Cipolla, nel suo saggio “Le leggi fondamentali della stupidità umana” offre uno straordinario spaccato di ben definite caratteristiche. Una per tutte: “gli stupidi – osserva Cipolla – sono quelli che fanno un danno agli altri senza ottenere un vantaggio per sé stessi”. Tranne il sentirsi appagati dalla loro stessa stupidità. In spregio persino alla compassione e alla pietà.
