Balorda nostalgia

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Carlo Conti, conduttore di Sanremo 2025

L’Italia, “tutta l’Italia”, ora che ci siamo liberati del festival di Sanremo, ha un problema: dovrà inventarsi qualcosa per passare le serate e per discutere all’indomani. Le canzonette (poche, a nostro modesto avviso, le canzoni) non avranno più il sopravvento sui media, in tv, sui giornaletti e sui giornaloni, e noi resteremo senza argomenti attorno ai quali discettare. Non ci basteranno le “invenzioni” di Trump e della sua minacciosa corte, l’invito del vicepresidente americano Vance a sostenere l’ultra destra tedesca e il tentativo della Casa Bianca di marginalizzare, schiaffeggiandola, l’Europa; né faranno premio gli insulti della Russia al presidente Mattarella o, ancora, la situazione medio orientale sempre sull’orlo di una recrudescenza bellica.

Per non dire della noia dei problemoni di casa nostra, di una politica concentrata su sé stessa, autoreferenziale e attenta alle vere questioni spesso soltanto a parole e che, quando agisce, rischia di non raggiungere gli obiettivi. Come sull’immigrazione : vedi i centri di accoglienza in Albania, costati centinaia di milioni di euro e ancora vuoti. Come nella sanità, settore allo sfascio e tutti sappiamo perché. Come nell’economia che non rappresenta più una certezza di stabilità e di ricchezza collettiva. Come per i rincari delle bollette e con le famiglie che faticano a mettere insieme il pranzo con la cena. Come con la sicurezza nelle nostre città, assediate da bande di giovinastri pronti a tutto. Come nelle infrastrutture lasciate a metà per insistere con il ponte sullo Stretto, utile in esclusiva nelle intenzioni di qualcuno. Come con le riforme promesse e sinora rimaste al palo. Come con tutto quello che in Italia, in “tutta l’Italia”, pregiudica una serena convivenza e pone seri interrogativi per il futuro. Fino a mortificare persino il diritto/dovere di voto, oramai inviso a metà della popolazione.

Però abbiamo avuto Sanremo, rifugio comodo anche se poco rassicurante dai mali della quotidianità, rito sinora celebrato annualmente grazie a mamma Rai, gongolante per gli alti ascolti, per i record di televisori sintonizzati sul palco dell’Ariston, per la conduzione a cento all’ora di Carlo Conti e per il contributo dei suoi prestigiosi (si fa per dire) ospiti che hanno “fatto bella la manifestazione”. Quest’anno privata della satira politica, con la toccata e fuga del grande Benigni, il solo a sfiorare certi argomenti vietati dal politicamente corretto. E poco importa se la qualità dei brani, tra rapper e trapper, abbia lasciato a desiderare. La serata più intrigante? Quella delle cover, durante la quale abbiamo ascoltato “musica vera”. Erano le canzoni di molti artisti che hanno fatto la storia della musica leggera nazionalpopolare, Dalla, Battisi, De Andrè e via elencando.

Altro che certi gioppini e le loro compagne di niente vestite viste scendere barcollanti la mitica scala dell’iconico e scintillante teatro. Non a caso, in tutto questo, nell’Italia “che resiste”, nell’Italia “che non muore”, ha vinto a sorpresa, facendo incazzare coloro che tifano per il consolidato, il giovanissimo Olly. Titolo della sua hit: “Balorda nostalgia”. Appunto.

“Balorda nostalgia” a Sanremo, Olly vince il Festival. Testa a testa con Lucio Corsi

sanremo balorda nostalgia – MALPENSA24

 

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