Beko Cassinetta, produzione in calo. Fiom: «Senza investimenti fabbriche a rischio»

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BIANDRONNO – La crisi dell’elettrodomestico, il confronto con la nuova proprietà, l’occupazione da salvaguardare. E poi i volumi produttivi in forte calo e l’aumento della cassa integrazione. Sono tanti i temi toccati dalla Fiom Cgil della Beko di Cassinetta che prima della pausa estiva fa il punto sugli sviluppi futuri del sito di Biandronno dopo il passaggio di proprietà da Whirlpool a Beko Europe della scorsa primavera.

La crisi del settore

Il 25 giugno al Ministero delle Imprese e del Made in Italy c’è stato il primo incontro tra le parti sociali e i vertici di Beko. Altri ne seguiranno dopo l’estate: il sindacato ha voluto insistere per un nuovo confronto al Ministero a settembre. «Con realismo possiamo aspettarci per i prossimi mesi una discussione non semplice con l’azienda – dicono dalla Fiom – oggi, in tutte le principali fabbriche di elettrodomestici italiane, si stanno utilizzando ammortizzatori sociali: questo conferma la situazione di difficoltà del nostro settore». La stessa azienda nel primo incontro ha detto di prevedere un lungo periodo di stagnazione produttiva, ovvero fino a cinque anni senza una significativa ripresa. Del resto in Europa il mercato è ormai pressoché saturo e a questo si aggiunge la congiuntura economica internazionale negativa legata anche ai costi della guerra in Ucraina. «Proprio per questo – dicono dal sindacato – gli investimenti su prodotti e processi produttivi sono fondamentali per consentire agli stabilimenti di elettrodomestici di stare in piedi: senza investimenti il rischio di compromettere la prospettiva delle fabbriche nel giro di pochi anni è concreto e reale». Beko ha 11 siti in Europa, e ha appena comunicato la dismissione di quello di Yate in Inghilterra. «Dobbiamo chiedere che Beko investa risorse in tutti i suoi stabilimenti per consentirne l’esistenza confermando le missioni produttive».

A Cassinetta volumi in calo

E a Cassinetta qual è la situazione? Il principale stabilimento di elettrodomestici in Italia soffre di un consistente calo dei volumi. Dai circa 2 milioni di pezzi prodotti nel biennio 2021/22 (quelli della “bolla” legata alla pandemia Covid) si è scesi a poco meno di 1,6 milioni del 2023 e a 1,34 milioni di pezzi previsti per il 2024, dato comunicato nel’incontro al Ministero e in riduzione rispetto al budget di inizio anno che si attestava a 1,44 milioni di pezzi. Numeri in forte calo non solo rispetto al 21/22, con un netto -33%, ma più bassi anche di quelli riscontrati nel 19/20, quando da Cassinetta erano usciti circa 1,7 milioni di pezzi. Questo calo si traduce in un rilevante ricorso alla cassa integrazione ordinaria, che sta colpendo il reddito di molti lavoratori.

Le richieste al Governo

«Potrà essere necessario mobilitarsi se non avremo visibilità sugli investimenti necessari alla conferma delle missioni produttive – aggiungono dalla Fiom – e per questo riteniamo di dover coinvolgere anche il governo in questo confronto». Il sindacato lamenta di non aver avuto fin qui riscontri positivi dall’esecutivo Meloni in merito ad una serie di proposte e richieste volte a garantire il consolidamento dell’industria italiana dell’elettrodomestico. «Siamo fermi alla fumosa (perché in seguito non dettagliata e chiarita) dichiarazione del Ministro Urso di più di un anno fa sulla cosiddetta applicazione del golden power a tutela dei posti di lavoro presenti in Italia».

In Regione mozione di Ferrazzi

E proprio oggi, giovedì 18 luglio, il consigliere regionale Luca Ferrazzi ha presentato una mozione urgente in cui chiede al presidente Fontana di intervenire sulla crisi aziendale di Beko Europe. Quello di Cassinetta di Biandronno, dove sono occupati più di 2.200 lavoratori a cui si aggiunge l’indotto, è uno dei sette siti produttivi in Italia. Al fine di scongiurare il paventato ridimensionamento delle attività produttive e il ricorso alla cassa integrazione Ferrazzi chiede trasparenza sul piano industriale che a tutt’oggi Beko Europe non ha reso noto. Ferrazzi chiede inoltre che venga istituito con urgenza un tavolo di confronto con l’azienda e il Governo al fine di condividere i contenuti del futuro piano industriale.

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